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Gli insulti al tempo di Facebook: un post offensivo sulla bacheca è diffamazione?

vf7f7guyf68Nel volgere di poco tempo, i social network hanno raggiunto una diffusione così capillare da essere diventati uno dei principali mezzi di comunicazione. E c’è poco da stupirsi, dunque, se parecchi processi di diffamazione abbiano ad oggetto la pubblicazione di post  offensivi su Facebook.  Infatti,  visto che un commento sulla bacheca di un social network è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato di persone la Corte di cassazione è ormai ferma nel ritenere che la pubblicazione di un post offensivo integra la fattispecie del reato di diffamazione. Peraltro, secondo l’indirizzo ormai consolidato, le offese diffuse attraverso i social devono ritenersi aggravate, come se  fossero commesse a mezzo stampa (cfr. la recente la sent. n. 24431/2015).

Con la sentenza 3981/2016 depositata il 29 gennaio, infine,  la V Sez. penale della Corte di cassazione ha aggiunto ha aggiunto un ulteriore tassello, specificando che la condivisione di un post scritto da altri – ancorché di contenuto offensivo –  non sempre è idonea a configurare il reato di cui all’art. 595 c.p. .

I giudici di legittimità  spiegano infatti – in modo invero non particolarmente argomentato –  che la condivisione del post altrui implica certamente un’adesione alla critica della persona offesa, ma non necessariamente anche delle forme illecite attraverso cui questa sia stata promossa. Piuttosto, la «condotta contestata  potrebbe assumere in astratto rilevanza penale soltanto qualora potesse affermarsi che con il proprio messaggio  l’imputato aveva consapevolmente rafforzato la volontà dei suoi interlocutori di diffamare».

Articolo a cura dell’Avv. Andrea Merlo

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