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Abilitazione forense: quando un errore matematico costa la bocciatura

La triste storia del candidato n. 644

ad253ac6-5937-11e5-bbb0-00ab110201c3Per molti l’esame di abilitazione forense si sta trasformando in un vero e proprio incubo: dopo mesi di studio, ore passate a scrivere pareri su pareri e tre giorni chiusi in carcere per svolgere le tre diverse prove che dovrebbero dimostrare l’idoneità a svolgere la professione, il candidato deve attendere almeno sei mesi  per conoscere l’esito della prova  e sapere se è stato ammesso all’esame orale.

Ma la costanza e l’impegno valgono ben poco se i commissari d’esame non svolgono il proprio lavoro con scrupolo ed impegno. E bisogna purtroppo constatare che a volte, oltre a non motivare il giudizio soffermandosi  sul merito (o il demerito) degli elaborati, le commissioni sono riuscite perfino a bocciare un candidato (uno soltanto?) sbagliando una semplicissima addizione aritmetica.

Evidenziato in rosso, il verbale relativo al candidato n.644. 30+25+35 = 80 ( o forse 90)

È quanto rilevato dalla lettura di un verbale della Corte d’Appello di Napoli che correggeva gli elaborati svolti a Roma.
Come si evince dall’immagine, il candidato n. 644 aveva ottenuto buoni risultati agli scritti. Ma – come diceva il grande Totò – è la somma che fa il totale. E se le somme vengono tirate da una Commissione distratta c’è il rischio che una decina di punti si perda per strada. In una parola: bocciato!
Un errore umano che, isolato dal fiume di polemiche per una selezione non attenta al merito, non farebbe storcere il naso più di tanto. Ma a questo punto gli indizi di una procedura abilitativa “poco scrupolosa” sono sempre maggiori e il nostro studio legale non tarderà a proporre un’azione legale per chiedere l’ammissione alle fasi orali dei ricorrenti che non accettano che Ministero affronti con tanta superficialità procedure così delicate.

La storia dello sfortunato candidato n. 644 ha dell’incredibile  e la dice lunga sull’approssimazione e sulla superficialità con cui il Ministero affronta una procedura così complessa e delicata come quella dell’abilitazione alla professione forense. L’incredulità lascia poi il posto alla tristezza se si considera che dietro il candidato n. 644 c’è un nome, un cognome e, soprattutto, una vita che merita il giusto rispetto.

Oltre ad essere una denuncia, questo articolo vuole rappresentare un appello al candidato che si ritrova “non ammesso” e che, viceversa, meriterebbe di festeggiare e di sedersi alla propria scrivania per prepararsi all’esame orale.

Non è possibile stabilire se questo sia l’unico caso italiano in cui la Commissione ha compiuto un errore così grossolano. L’unico strumento a disposizione dei candidati per conoscere la regolarità della procedura è effettuare un’istanza di accesso agli atti.

Chissà cosa penserebbe il Ministro Orlando leggendo questo verbale?!

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