Assegnazione temporanea – figli minori di 3 anni

Se sei un dipendente di una pubblica amministrazione (sono compresi i docenti e gli appartenenti alle Forze armate) e hai un figlio minore di 3 anni puoi chiedere e ottenere l’assegnazione temporanea nel luogo di residenza del tuo nucleo familiare


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L’art. 42-bis del dlgs 151/2001 disciplina l’istituto dell’assegnazione temporanea dei lavoratori dipendenti alle amministrazioni pubbliche, riconoscendo al dipendente pubblico, anche docente, genitore di un minore di età inferiore agli anni 3 di essere assegnato temporaneamente per un periodo non superiore a tre anni presso la sede scolastica più vicina al luogo in cui presta servizio l’altro genitore, anche non coniugato.

L’articolo 42-bis del dlgs 151/2001 prevede la possibilità anche per gli appartenti alle forze Armate ad ordinamento civile e militare, che siano genitori di un minore di età non superiore a 3 anni, di richiedere un trasferimento temporaneo presso il luogo di residenza del nucleo famigliare per un periodo fino a 3 anni.
Si tratta di una disposizione posta a tutela dell’unità familiare e volta a tutelare il benessere psicofisico dei minori di tenera età, troppo spesso ormai sottoposti a stress familiari non indifferenti connessi alla lontananza di uno dei due genitori per motivi di lavoro.

La norma in particolare, come modificata dalla legge n.124 del 2015 dispone che: “Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda e limitato ai casi o esigenze eccezionali”.

Requisiti

I requisiti per avanzare la richiesta sono i seguenti:

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L’Amministrazione ha 30 giorni di tempo per esitare l’istanza, successivamente ai quali, il provvedimento si intende rifiutato. Da tale momento, si può presentare ricorso.

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Assegnazione temporanea

I giudici amministrativi hanno stabilito che è illegittimo il provvedimento che dichiari inammissibile la domanda di ricongiungimento con esclusivo riferimento alla condizione di convivente more uxorio.

Pertanto, poiché il diritto all’unità della famiglia si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare e costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana, anche nel silenzio della legge n. 76/2016, il ricongiungimento può essere richiesto e ottenuto non solamente dai coniugi e dai soggetti uniti civilmente, ma anche ai conviventi di fatto.

“Qualsiasi forma di discriminazione giuridica della convivenza rispetto al matrimonio civile si porrebbe in grave violazione dell’articolo 2 della Costituzione – scrivono i giudici – che, com’è noto, “riconosce” i diritti fondamentali dell’uomo, fra i quali non può essere escluso quello ad una vera, stabile ed effettiva convivenza more uxorio, oltre che di numerose ulteriori disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Evidenzia, altresì, la difesa del ricorrente, come il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri abbia errato nel considerare isolatamente la circolare del 2010 e nel non averla letta in combinato disposto con la circolare 27 luglio 2005, prot. 201/1-1, con la quale si sarebbero equiparati gli effetti giuridici della convivenza a quelli discendenti dal matrimonio civile”.

Chi siamo

Lo studio legale Leone-Fell & C. da oltre 7 anni è al fianco dei docenti e degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, per aiutarli a rivendicare il diritto a crescere i propri figli al loro fianco ed esercitare la propria professione vicino alle loro famiglie.

La tutela dei diritti significa, per noi, avere ben presente da quale parte della “barricata” è necessario stare. Noi stiamo dalla parte di chi ha subito un torto, un’ingiustizia…di chi insegue i silenzi di una burocrazia sorda e inadeguata, di chi si vede negare una propria prerogativa a causa di una procedura, o di un concorso, profondamente viziato… di chi non può coronare il proprio sogno a causa di un diritto che resta lettera morta.
Innovazione, Etica e Tutela dei Diritti sono diventati per noi un “mantra” quotidiano ed è grazie a ciò che il nostro gruppo di lavoro, in poco tempo, è diventato uno dei massimi protagonisti nel panorama del diritto amministrativo italiano.

Parlano di noi

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