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Diritto sportivo, caso Maresca-Palermo: al nostro sito parla l’agente del giocatore sul possibile mobbing

Associazione_Italiana_CalciatoriDa diversi anni il calcio italiano ha scoperto il fenomeno del mobbing. Il primo a parlare di mobbing, quale condizione di persecuzione psicologica nell’ambiente di lavoro, fu alla fine degli anni ottanta del XX secolo lo psicologo svedese Heinz Leymann che lo definì come una comunicazione ostile e non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo. In Italia la tematica è stata introdotta dallo psicologo tedesco Harald Ege, che per primo nel 2002 ha pubblicato un metodo per il riconoscimento del danno da mobbing e del fenomeno stesso tramite il riconoscimento di 7 parametri (il cosiddetto metodo Ege). Tali problematiche hanno nel corso degli anni interessato lo sport più seguito al mondo, compresa la serie A italiana, che mai prima dei recenti fatti aveva considerato il fenomeno.

Nel 2010 il portiere del Cagliari Federico Marchetti denunciò la società sarda al Collegio arbitrale della Lega chiedendo la risoluzione del contratto e un risarcimento per i danni subiti.

Nel 2009 Goran Pandev ottenne dalla Lazio lo svincolo e il risarcimento, svincolo che non ottenne Ledesma (il club lo reintegrò, a differenza del macedone): in entrambi i casi i giocatori avevano denunciato il comportamento della società che li teneva da separati in casa non avendo i due accettato di prolungare il contratto che sarebbe andato in scadenza l’anno successivo. Nel 2006 Luis Jimenez contestò il comportamento alla Ternana, ma gli umbri vennero denunciati anche nel 2008 da una decina di calciatori. Accadde in serie C – dove i casi sono numerosi e meno noti – e tre di loro ottennero svincolo e danni: si trattava di Fattori, Corrent e Oshadogan, tutti con un passato in serie A. La Ternana fu anche penalizzata di 1 punto, ma successivamente la penalizzazione fu revocata.
Contestarono il mobbing alla Lazio, nel 2004, Dino Baggio e Paolo Negro, che vinsero la causa. Nel 2008 fu Giulio Falcone ad imputare al Parma la violazione dell’art. 7, a causa dell’ostracismo del tecnico Cagni: la situazione si risolse ad un passo dall’udienza, quando l’esonero del tecnico (gli subentrò Guidolin) fece reintegrare il difensore in gruppo. Anche a Catania, negli anni scorsi, diversi i casi contestati: prima furono Pantanelli, Falsini e Biso (il club venne condannato dal Collegio arbitrale), quindi un anno più tardi toccò a Millesi e Giuseppe Colucci ricorrere al Collegio per lo stesso motivo. Contestò mobbing al Cagliari, nel 2007, Davide Marchini: in quel caso, però, fu il club sardo ad avere ragione.

Ma cerchiamo di capire quali sono le norme che regolano tali delicati aspetti relativi ai rapporti tra tesserati e società di calcio.
E’ l’articolo 7 dell’Accordo collettivo siglato da Aic-Figc e Lega calcio (in vigore dall’ottobre 2005) ad essere contestato dai calciatori: si riferisce, precisamente, a “Preparazione precampionato ed allenamenti” e vi si esplicitano i diritti/doveri dei calciatori. L’aspetto fondamentale, dal punto di vista giuridico, si trova spesso in questi ambiti, perché non è infrequente che i club mettano di fatto alcuni giocatori fuori rosa (ad esempio facendoli sì allenare, ma non con i compagni, nonostante non vi siano casi di indisponibilità accertate) ma non attraverso il “fuori rosa tecnico”, regolato dall’art. 11 del medesimo accordo, che le società possono chiedere al Collegio arbitrale a fronte di determinati inadempimenti. La falla normativa, spesso, si trova qui ed ecco allora che i calciatori, in base all’art. 12, possono contestare le violazioni ai club chiedendo il reintegro (i club hanno tre giorni dalla ricezione del telegramma per adempiere), ma anche la risoluzione e i danni, pari al 20% della parte fissa dell’ingaggio annuale lordo. Molto spesso sono stati proprio i giocatori ad ottenere soddisfazione dai collegi giudicanti.

Dopo la clamorosa eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Alessandria, il Palermo di Maurizio Zamparini ha escluso dal progetto tecnico Maresca, Rigoni e Daprelà: d’ora in poi non verranno convocati ma continueranno ad allenarsi insieme al gruppo, con la possibilità però di essere ceduti nella sessione invernale di mercato.

screen-maresca-a-gradisca-disonzo-e1444768302863 (1)Per capire se ci siano gli estremi di mobbing, il nostro portale ha contattato Candido Fortunato, agente di Enzo Maresca. Ecco quanto dichiarato dal noto procuratore ai nostri microfoni:

“Siamo abbastanza amareggiati per quanto accaduto, si rasenta il mobbing. Attendiamo una presa di posizione da parte dell’Aic (Associazione Italiana Calciatori) nelle persone del suo presidente, Damiano Tommasi, e del suo Vice (Vicario), Umberto Calcagno. Sulla base di un’analisi effettuata dall’Aic decideremo se eventualmente agire nei confronti della società. Vedremo, comunque, come si evolverà la vicenda da qui a gennaio. Enzo è un professionista serio, e quando va in campo lo fa sempre per il bene della maglia. Ci teneva a terminare la stagione con la maglia rosanero, a salvarsi col Palermo. Se durante il mercato di riparazione un club di serie A si farà avanti valuteremo attentamente la proposta ricevuta e prenderemo la decisione migliore”.

Articolo a cura di Marco Capone e Giuseppe Saeli

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