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Diritto sportivo, uno sguardo alla normativa italiana sulla sicurezza negli stadi

World_championships_in_athletics_2003_Paris_Saint-Denis_stadiumIl 14 novembre 2015 è indubbiamente un giorno che noi tutti ricorderemo. Tutto il mondo si è stretto attorno alla Francia, vittima di una violenza radicata nei secoli. Uno degli attacchi terroristici di venerdì a Parigi è stato compiuto nei pressi dello Stade de France, il grande stadio da ottantuno mila posti che si trova nella periferia nord della città, nel quartiere di Saint-Denis. La notizia è di quelle che ogni persona civile, ogni sano sportivo, non vorrebbe sentire mai: tre attentatori si sono fatti esplodere nella zona dello stadio durante una partita amichevole di calcio fra Francia e Germania, causando la morte di tre persone. La partita, in verità, si è conclusa regolarmente dopo i canonici 90 minuti.

Quasi nessuno degli spettatori sapeva cosa stava succedendo: tra quelli che lo sapevano c’erano i due allenatori delle nazionali di calcio, Joachim Löw e Didier Deschamps, che però hanno deciso di non dire niente ai loro giocatori.

Dopo quindici minuti dall’inizio della partita, un uomo si è presentato a un ingresso dello stadio per entrare a vedere la gara: le persone addette alla sicurezza hanno scoperto che l’uomo aveva dell’esplosivo sotto il giubbotto. L’uomo è scappato allontanandosi dai cancelli d’entrata, e dopo circa 20 minuti si è fatto saltare in aria. L’esplosione è stata sentita da tutto lo stadio alle 21.25, quando la partita era già iniziata da circa 40 minuti. Fra i tre e i cinque minuti dopo, un secondo uomo si è fatto esplodere fuori dallo stadio, e in campo si è sentita una seconda esplosione. Tra il primo e il secondo tempo c’è stata la terza esplosione. Come ricostruito da Associated Press, nemmeno l’attentatore suicida che ha tentato di entrare nello stadio aveva il biglietto per la partita, probabilmente consapevole che le misure di sicurezza erano troppo rigide.

Il presidente della Federazione di calcio francese, Noel Le Graet, ha detto al quotidiano sportivo L’Equipe che la sicurezza ha funzionato bene: «Le cose gravi sono successe fuori dallo stadio, ma dentro la polizia, gli steward e gli spettatori sono stati esemplari. Non si è creata la calca, non si è diffuso il panico. Avrebbe potuto essere una catastrofe. Ma non è successo».

Ma cosa sarebbe potuto accadere qualora gli attentatori fossero entrati allo stadio? Quali sono le misure di sicurezze che riguardano i nostri impianti, che dovrebbero essere adottate in ogni manifestazione sportiva?

A tal proposito giova dare uno sguardo alla normativa italiana in ordine alla sicurezza negli stadi.

Il 6 giugno 2005, infatti, a completamento delle norme già previste dal decreto legge n.28 del 2003, recante disposizioni urgenti per contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive, sono stati varati 3 decreti amministrativi, in tema di videosorveglianza e separatori, di tagliandi d’accesso e di sicurezza degli impianti, che introducono sostanziali novità sulla sicurezza negli stadi. I provvedimenti, che sono già entrati in vigore nell’attuale campionato di calcio, portano la firma dei ministri dell’Interno, dei Beni Culturali e per l’Innovazione e le Tecnologie, e contengono misure che mirano a coinvolgere in maniera più incisiva le società sportive e gli enti proprietari degli stadi sul tema della sicurezza e ad aumentare l’efficacia degli strumenti di prevenzione e contrasto della violenza negli stadi, privilegiando l’impiego di tecnologie e risorse delle società sportive nell’ottica di una progressiva diminuzione delle forze di polizia all’interno degli impianti. Il “pacchetto” presentato al Viminale comprende anche un protocollo d’intesa tra il Governo ed i vertici del calcio, che si sono impegnati ad assumere “responsabilità più ampie e a contribuire nel lavoro di prevenzione e contrasto delle azioni di violenza“. Le principali novità possono riassumersi in:

  • Tagliandi di accesso. Poiché il sistema di emissione e distribuzione dei tagliandi è considerato, a livello internazionale, uno dei pilastri fondamentali della sicurezza dell’evento, i tagliandi sono nominativi, numerati ed abbinati ad un posto a sedere; le società organizzatrici hanno la piena responsabilità della emissione, distribuzione/vendita e cessione a vario titolo; sul tagliando è riportato il regolamento d’uso dell’impianto la cui inosservanza comporta l’immediata risoluzione del contratto di prestazione e la conseguente espulsione dallo stadio del trasgressore; per l’emissione e la gestione dei tagliandi le società sportive devono munirsi di sistemi informatizzati che consentano la registrazione di dati, la verifica elettronica del biglietto, l’anticontraffazione e gli eventuali passaggi a persone diverse dall’acquirente; anche per il personale di servizio all’interno degli impianti è previsto un sistema di accrediti con nome e foto; inoltre, il giorno della partita, è vietata la vendita dei biglietti “nell’area di servizio esterna dell’impianto sportivo”.
  • Videosorveglianza. Si tratta di un misura organizzativa definita dal Viminale di assoluto rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione della normativa che consente l’arresto, fuori dai casi di flagranza, di persone coinvolte in incidenti, principalmente sulla base di documentazione video-fotografica raccolta nell’immediatezza del fatto (“flagranza differita”).
    Nel dettaglio: i sistemi di videosorveglianza devono essere realizzati – dalle società utilizzatrici dell’impianto in accordo con i proprietari degli stessi – in tutti gli impianti con capienza superiore a 10.000 unità, con la possibilità da parte del prefetto di prescriverli anche in impianti di capienza inferiore; gli apparati sono gestiti da una sala apposita, ospitata nel centro radio per la sicurezza delle manifestazioni sportive, coordinato dal funzionario di p.s. dirigente del servizio di o.p.; oltre a ricevere le immagini la sala ha visuale completa all’interno dell’impianto; è prevista la registrazione di tutto l’evento, compreso l’eventuale ingresso di tifosi prima della gara per preparare le coreografie, che rimane disponibile per 7 giorni dopo l’incontro; il sistema può essere implementato, su iniziativa del prefetto, anche con le telecamere cittadine.
  • Sicurezza degli impianti e sistema dei separatori tra spettatori e tra questi ed il campo di gioco. Si tratta di una serie di misure organizzative e logistico-amministrative, che modificano il decreto ministeriale 18 marzo 1996, per rendere più sicuri gli stadi e, in particolare, la separazione del campo di gioco dalle tribune. Nel dettaglio: viene introdotto il concetto di “stadio polifunzionale” e disciplinato il sistema delle separazioni con l’abbattimento delle barriere tra pubblico e campo di gioco, conservandone però la possibilità di rialzarle in caso di incontri a rischio su richiesta del questore; alle società viene fatto obbligo d’impiegare proprio personale per il controllo, accoglienza ed indirizzamento degli spettatori all’interno degli impianti; disciplina il sistema delle aree di sicurezza per la realizzazione del prefiltraggio e filtraggio degli spettatori.

Finale_Coupe_de_France_2010-2011_(Lille_LOSC_vs_Paris_SG_PSG)Di recente, Massimo Vignoli, presidente dell’Andes, l’Associazione nazionale delegati alla sicurezza, che rappresenta il 90% degli addetti alla sicurezza della Lega di Serie A, a seguito delle dichiarazioni del presidente del Genoa calcio, Enrico Preziosi, il quale ha espresso preoccupazione per il livello di sicurezza dei nostri stadi, ha detto che: “i controlli ai tornelli sono fatti nel modo migliore possibile. E non penso si possa parlare di deficit di sicurezza anche all’interno dell’impianto. Dirò di più. Negli ultimi anni, ci siano avvicinati moltissimo al modello proposto dagli stadi inglesi. Da quelle parti, hanno tuttavia un grande vantaggio rispetto a noi: possono permettersi di essere meno tolleranti. Se un tifoso inglese si alza e inveisce contro l’arbitro o la tifoseria avversaria, interviene uno steward che lo invita ad accomodarsi. E se lui si alza ancora, lo prendono e lo accompagnano fuori. Il nostro livello di sopportazione è evidentemente maggiore“.

Garantire la sicurezza negli stadi, come in qualunque altro luogo che riunisce un numero considerevole di persone, risulta quindi fondamentale per evitare l’intensificarsi di eventi come quelli accaduti nei giorni scorsi, oltre che ad infondere un senso di tutela ed incolumità che avrebbe ulteriori risvolti positivi, come quello di riavvicinare i soggetti allo sport giocato dal vivo, e non viverlo solo dietro ad uno schermo.

Articolo a cura di Giuseppe Saeli

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