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Esame di abilitazione forense rinviato a settembre?

L’esame di abilitazione forense è nel caos: troppi pochi giorni per organizzare le prove e molte Corti d’appello, non ultima quella di Catania, lamentano apertamente gravi problemi organizzativi, anche nella composizione delle commissioni.

Per non parlare della mancata pubblicazione delle linee guida, essenziali per la definizione delle prove, considerata la lacunosa normativa dettata dal decreto 31 del 2021 «recante misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato durante l’emergenza epidemiologica da Covid».

Impossibile dunque preparare e rendere efficiente una macchina così complessa per il prossimo 20 maggio. La soluzione, come paventata da fonti vicine al Ministero della Giustizia, parrebbe essere quella di far slittare l’esame di abilitazione forense a settembre.

Un duro colpo per i tanti praticanti che si trovano ancora una volta a fare i conti con l’ennesima perdita di thttps://t.me/joinchat/GnGQI-bTEe8zNzY0empo. Un limbo in cui molti di loro sono bloccati da quasi due anni (cosa che per tutte le altre professioni non è accaduta!).

Come ben sappiamo, l’età media di un avvocato neoabilitato è la più alta d’Europa, se a questo si aggiungono anche i ritardi causati dall’incapacità di organizzare un esame abilitante su scala nazionale, si sta di fatto ledendo il loro diritto all’abilitazione, condannandoli a un ingresso sempre più tardivo e difficoltoso nel mondo del lavoro.

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6 COMMENTI

  1. Egregio Avvocato, le chiedo, esiste un modo per tutelarci e chiedere, altresì, un risarcimento dei danni patrimoniali (corso annuale di preparazione alla professione forense, codici commentati (anche della materia opposta a quella scelta per il primo orale ecc…) oltre che i danni non patrimoniali ( da perdita di chance), disparità di trattamento rispetto alle altre professioni e così via dicendo?

    Cordiali saluti

    Simona Rapisarda

  2. Il mio commento di ieri sera è stato eliminato: dicevo semplicemente che pure un’ azione legale mi metto a fare in condizioni di caos generale: i tribunali non funzionano ancor di più in questo periodo: poi di quale perdita di chance si sta parlando ?? Parlo con decine di avvocatI e mi dicono che il lavoro è ridotto a briciole o artefatto , la maggior parte di coloro che si abilitano se non emigra va in un calderone di sostanziale disoccupazione. L’ abilitazione serve per curriculum o per l’ estero, andare in qualche paese estero ma africano o latino americano e là legalizzare la propri abilitazione integrandola. La saturazione dei paesi sviluppati e lo stress che causa a chi si avvicina qua a svolgerla è un dato risaputo: ci sono troppi avvocati e molti vivono con minimi guadagni dopo tutti i sacrifici. Realisticamente cosa vogliamo difendere qua?

    • Buonasera, nessun commento è stato eliminato! Capisco il suo sfogo, ma vorrei aggiungere che in un mercato internazionale un avvocato abilitato a 30 anni (questa è la media italiana) ha molte meno chance di un neoavvocato 26 (media europea). A parità di età, un avvocato trentenne – non italiano – ha già alle spalle almeno 4 anni di esperienza e può dunque spendere meglio la sua professione. Quindi, perdere ancora tempo per noi è assolutamente irrazionale!

  3. Ieri spiegavo la situazione mia e altre considerazioni di cui non vedo traccia: ho 55 anni, c’ è ancora qualcuno che in questo paese considera vive le persone dai 40 si 100, ai quali pure si applica l’ art. 2 Cost.?

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