tproMolte volte la richiesta di tutela processuale diventa l’inizio di un calvario!

E così, alla necessità di difendersi nel processo segue la prigionia di lunghi ed estenuanti percorsi burocratici (comportanti anche un notevole esborso economico).
Frequentemente accade che al termine delle liti giudiziarie si ottiene la conferma delle proprie ragioni, ma spesso e volentieri quanto deciso dal giudice non tiene in considerazione né i reali danni subiti, né le ingiustizie patite.
Ebbene, esiste un meccanismo che consente di ottenere un equo ristoro dai danni e dai disagi subiti: si chiama risarcimento da Legge Pinto.

Dal 2001 è in vigore in Italia la legge 89/2001 che da attuazione all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Risulta utile sapere che tutti hanno diritto ad un processo di ragionevole durata e “chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6 della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione”.

Così recita appunto l’art. 2 della cosiddetta legge Pinto che riconosce il diritto ad essere risarcito con un indennizzo per ogni anno di eccessiva durata del processo.

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