Home diritto del lavoro Precariato nella pubblica amministrazione: c’è luce in fondo al tunnel

Precariato nella pubblica amministrazione: c’è luce in fondo al tunnel

precariatoIl titolo potrebbe sembrare eccessivamente ottimistico ma non lo è: il precariato nella pubblica amministrazione può essere sconfitto e già oggi ogni cittadino ha gli strumenti legali per ottenere la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro e un cospicuo risarcimento economico. La riprova di quanto detto tocca da vicino il nostro Studio.

Solo qualche giorno fa, infatti, una nostra azione legale volta tutelare una ventina di lavoratori precari di un comune siciliano ha trovato pieno accoglimento presso il giudice del lavoro. Il giudice in particolare, condannando il comune per “abuso da contrattazione a tempo determinato”, ha disposto che l’ente riconosca a titolo di risarcimento, ad ogni ricorrente, un indennizzo pari a 12 mensilità stipendiali.

La notizia non ci ha sorpreso. Nessun ente pubblico, infatti, può prorogare i contratti a tempo determinato per un periodo superiore ai 36 mesi. Pena la condanna al risarcimento e in alcuni la stabilizzazione automatica.

Le fonti normative e giurisprudenziali in merito sono chiare. Il decreto legislativo n.368/2001, con gli art. 4 e 5, disciplina proroga e successione dei contratti. Tali disposizioni sono “dirette per l’appunto a contrastare l’abusivo ricorso al contratto a termine come richiesto dalla clausola 5 dell’accordo” (così la Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 5072/16). “Da una parte l’art. 4 ha previsto che il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni” e, comunque, per una sola volta e a condizione che la proroga sia determinata da ragioni oggettive riferibili alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulati a tempo determinato. “Da ultimo è stata introdotta la durata complessiva del rapporto a termine che non potrà essere superiore ai tre anni e il cui superamento costituisce un chiaro indice della fattispecie dell’abuso”.

E come precisato sempre dalla Corte di Cassazione in casi analoghi “l’abusivo ricorso al contratto a termine è fonte di danno risarcibile per il lavoratore che abbia reso la sua prestazione lavorativa in questa condizione di illegalità”.

In alcuni casi, poi, oltre all’indennizzo può scattare la stabilizzazione. Per ottenerla è necessario che il lavoratore precario abbia superato una selezione all’atto dell’ingresso nell’ente pubblico d’appartenenza.

Ma quanti sono i precari in Italia?
A dircelo è un’inchiesta de “Il Mattino”. I dipendenti pubblici – secondo il quotidiano – sono 3,3 milioni, ma l’11,2% di loro, un plotone di 340 mila unità, non è stabile. Cifra quest’ultima in aumento ogni anno di circa l’8,8% .

Una piaga quella del precariato pubblico che è finita anche sotto l’esame della commissione Ue. A fine luglio del 2018, infatti, Bruxelles ha aperto sul punto una procedura d’infrazione contro l’Italia. L’allarme è risuonato soprattutto per la scuola, dove le promesse della “buona scuola” sono state in parte disattese, per la sanità, che stando sempre ai dati dell’Istat, non ha mai avuto così tanti precari (precari sono ad esempio financo i ricercatori che hanno isolato il ceppo italiano del coronavirus) e infine, per enti comunali, regionali e statali che, a vario titolo, hanno fatto della precarizzazione dei propri dipendenti una deprecabile prassi.

Questa la situazione alla vigilia di un esodo che sembra destinato a svuotare gli uffici pubblici, inclusi classi e ospedali, a partire già da quest’anno. Sono infatti 250 mila le uscite del 2019. Ma si parla di mezzo milione dal 2020 in poi. Ad agosto scorso intanto anche per gli statali è partita Quota 100. Dai dati in possesso dell’Inps i pensionamenti anticipati a decorrere da quel mese si attesterebbero a 11 mila (9.000 già liquidate più altre 2.000 circa in uscita).

Siamo, insomma, una repubblica fondata sul lavoro precario con l’aggravante che è lo stesso Stato a non rispettare le norme delle quali si è dotato. Contro questa distorsione del sistema, fortunatamente, “c’è un giudice a Berlino”. Si può tutelare i propri diritti e, senza troppi problemi, ottenere giustizia.

Alla luce di tutto ciò, la domanda finale che sorge spontanea è: ma quante sentenze di condanna saranno necessarie prima che il nostro Paese trovi una soluzione organica e definitiva al problema?


precariDi stabilizzazione dei precari nella Pubblica amministrazione si parlerà mercoledì 4 marzo, a partire dalle 8, in diretta su Radio Action sui 101.2 FM e sulla nostra pagina Facebook nella nuovissima trasmissione “La rete dei diritti” condotta in studio dai legali Francesco Leone e Simona Fell.

Per intervenire durante la trasmissione invia un messaggio whatsapp al numero +39 3348290829

Mercoledì mattina risponderemo in diretta alle vostre domande. Poi spazio all’attualità e soprattutto tantissimi consigli utili per difendere i vostri diritti!

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