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Se i concorsi pubblici non sono per donne

Rosa Oliva, laureata in scienze politiche, è una ragazza piena di energia che vuole farsi strada nel mondo, nell’Italia degli anni 60, i favolosi anni sessanta. È il periodo dei Kennedy, del boom economico, un’era di cambiamenti in tutta la società. Il Paese, spensierato e a testa alta, godeva delle promesse del progresso e delle nuove tecnologie. I giovani sono i protagonisti di questo tempo di cambiamento: con il futuro in mano ed una Costituzione pronta a difenderlo in parità ed eguaglianza di diritti, inventano, creano, plasmano le loro vite.

Rosa aveva un solo desiderio, diventare Prefetto. Aveva tutti i titoli e, certamente, non le mancava la determinazione che porta a realizzare i propri sogni. Fra lei e l’impegno per lo Stato che tanto ama, c’è solo un piccolo “problema”: il fatto di esser donna.

Nel 1960, seppur la nostra Carta costituzionale riconosca pienamente la parità di genere, è ancora impedita alle donne la partecipazione ai concorsi. Imprigionate in stupidi stereotipi, le ragazze italiane hanno solo poche strade da percorrere nel mondo, in un momento in cui quel mondo sembra scoppiare di vita ed opportunità incredibili.

Ma Rosa non si arrende: presenta la domanda e viene rifiutata. In modo brillante e senza esitazione, chiede venga messo agli atti il motivo del rigetto della sua domanda, lo porta nelle mani del Prof. Costantino Mortati – fra i più autorevoli giuristi italiani del XX secolo – ed inizia così la sua battaglia per la parità di genere nel nostro Paese.

Non si tratta di qualcosa di facile ma il 13 maggio 1960 la Consulta riconosce il suo diritto – e quello di tutte le donne – di partecipare ai concorsi, vincerli e riconquistare pienamente dignità e diritti. È un momento storico, che segna davvero l’inizio di una nuova vita per il nostro paese, una ventata di freschezza indispensabili per la crescita morale ed economica dello Stato.

Sono passati 60 anni da quella giornata storica ma per noi, la Rosa Parks italiana è sempre un esempio importante di condotta, semplicità e determinazione nel lavoro di tutti i giorni. Seguiamo le sue orme nella difesa delle nostre assistite in ogni branca del diritto e con ancora più vivacità quando comprendiamo che quello che manca loro per inseguire i loro sogni è l’essere uomini.

Con queste righe vogliamo ringraziare Rosa e tutte le donne che ogni giorno combattono in contesti piccoli e grandi, con gesti gentili e tanta fermezza, per affermare che non solo tutti siamo uguali, ma che con tenacia, testa dura e l’energia giusta, questo mondo può cambiare.

 

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