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Commissario di polizia, limite d’età alla Corte di Giustizia

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Il Consiglio di Stato rimanda alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione della legittimità del limite d’età previsto per il concorso per 120 commissari di Polizia. Tale pronuncia andrà a corroborare le tesi che proporremo con il nostro ricorso!

Tra le motivazioni, il contrasto con la direttiva 2000/78 CE di cui si è detto e con gli articoli 21 della Carta di Nizza e 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione – TFUE, sostenendo che “la fissazione in trent’anni del limite massimo di età per partecipare costituirebbe una discriminazione irragionevole, come tale non consentita”.

 L’art. 21 della Carta, “Non discriminazione” dispone che “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale (comma 1). Nell’ambito d’applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità (comma 2)”. Come si nota, fra le discriminazioni vietate compare in modo espresso quella fondata sulla “età”, comunemente detta “ageismo”.

Anche l’art. 10 TFUE, contenuto nelle “disposizioni di applicazione generale”, specifica che “Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

In base a tali disposizioni, il principio di non discriminazione in base all’età è principio generale del diritto dell’Unione, e già più volte la corte si è espressa sulle discriminazioni fondate sull’età in materia di reclutamento nelle varie forze di polizia e in generale nei corpi militarmente ordinati preposti al soccorso pubblico, considerando in maniera esplicita le mansioni e le condizioni di servizio.

Il limite di 35 anni, in conclusione, – scrivono i giudici – è ritenuto giustificato in presenza di condizioni molto restrittive, richieste in generale per le deroghe al principio di non discriminazione”.

I giudici nutrono dunque seri dubbi sulla compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell’Unione. “È evidente – scrivono i giudici – che le funzioni del commissario di Polizia sono essenzialmente direttive e di carattere amministrativo. Non sono previste come essenziali a questa figura professionale funzioni operative di tipo esecutivo che come tali richiedano capacità fisiche particolarmente significative, paragonabili a quelle richieste al semplice agente di un corpo di polizia nazionale”.  

In conclusione, il Consiglio di Stato solleva la questione di pregiudizialità invitando la Corte di Giustizia dell’Unione europea a pronunciarsi e a chiarire se “la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, l’art. 3 del TUE, l’art. 10, TFUE e l’art. 21 della Carte dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea vadano interpretati nel senso di ostare alla normativa nazionale contenuta nel d.lgs. n. 334/00 e ss. mm. e ii. e nelle fonti di rango secondario adottate dal Ministero dell’interno, la quale prevede un limite di età pari a trent’anni nella partecipazione ad una selezione per posti di commissario della carriera dei funzionari della Polizia di Stato”.

Per maggiori informazioni sul ricorso avverso il limite d’età clicca qui

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