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Test d’accesso SSM 2017, le segnalazioni dei partecipanti

Si è svolta nei giorni scorsi la prova nazionale per l’accesso alle Ssm, le Scuole di specializzazione in Medicina. E anche per questa edizione non sono mancate le polemiche per le modalità di svolgimento e le disparità di trattamento dei candidati da sede a sede.

Alle prove hanno partecipato circa 15.000 laureati in Medicina e Chirurgia. L’organizzazione logistica della selezione è stata affidata ai vari atenei a cui il Miur ha diramato le istruzioni per garantire maggiore vigilanza durante la prova. 

Il Ministero pubblicherà un’unica graduatoria nazionale di merito nella quale verrà indicato il punteggio complessivo conseguito da ciascun candidato, comprendente la valutazione dei titoli e il punteggio della prova d’esame. A quel punto, ogni candidato potrà scegliere la tipologia di Scuola e le sedi di interesse, indicandole in ordine di preferenza. Poi sarà il Miur a procedere alla pubblicazione delle assegnazioni entro la data d’inizio delle attività didattiche che è stato fissato per il 29 dicembre 2017.

Quest’anno sono 6.675 i contratti di formazione medica specialistica a disposizione (a fronte delle circa 15.000 richieste): 6.105 finanziati con risorse statali, 499 finanziati dalle Regioni e i rimanenti 71 da altri enti pubblici o privati.

Test d’accesso SSM 2017, le irregolarità riscontrate

Alcuni partecipanti ai test d’ingresso ci hanno segnalato irregolarità, come l’uso di cellulari in aula, e disparità di trattamento tra le diverse sedi, tra cui l’obbligo solo in alcune università di lasciare borse e cellulari prima di entrare in aula, la presenza di separatori tra una postazione e l’altra in alcune classi, mentre in altre no, come potete notare nelle immagini che ci sono state inoltrate al termine della prova.

 

Se anche voi avete notato comportamenti irregolari, continuate a inviarci le vostre segnalazioni via mail all’indirizzo [email protected] o compilando il form “Raccontaci il tuo caso”.

Stiamo infatti valutando se ci sono le condizioni per intraprendere un’azione legale a tutela di quanti si sentono discriminati da tali comportamenti, in quanto influirebbero sulla regolare formulazione della graduatoria di merito nazionale.

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