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Temperatura sopra i 37,5 gradi, illegittima l’esclusione da un concorso

temperaturaSi era presentata alla prova scritta del concorso indetto dal Comune di Trieste ma essendole stata rilevata una temperatura superiore ai 37,5 gradi, era stata esclusa dalla partecipazione. Ha proposto ricorso e il Tar ha definito illegittima l’esclusione della candidata. Tale esclusione, infatti, “non può ritenersi in alcun modo giustificata nemmeno dalle cautele imposte dalla straordinarietà dell’emergenza pandemica in atto, atteso che il diritto a partecipare alla selezione da parte dell’interessata, in quanto funzionale alla soddisfazione del diritto al lavoro, non può essere svilito al punto da essere trattato alla stregua della momentanea interdizione ad accedere a una struttura commerciale o balneare, decretato sulla scorta dell’esito dell’estemporanea misurazione della temperatura corporea effettuata da personale non sanitario, posto per l’appunto a presidiarne l’ingresso”. I giudici concordano inoltre sull’illegittimità dell’esclusione in quanto frutto di una misurazione della temperatura corporea, effettuata da personale privo di specifica formazione sanitaria e meramente istruito all’utilizzo dello strumento di rilevazione. In conclusione il Tar ha affermato che il Comune, in considerazione dell’assoluta prevedibilità di una situazione come quella di fatto verificatasi e per elementari esigenze di favor partecipationis, avrebbe potuto e dovuto prevedere, sin da subito, la data di una prova suppletiva, apprestando tutte le cautele e misure idonee per garantire lo svolgimento dell’intera procedura selettiva in rigoroso rispetto delle esigenze di imparzialità, trasparenza e par condicio. Pertanto, se sei stato escluso dalla partecipazione per una temperatura superiore a 37,5, puoi contattare il nostro staff legale inviando una mail a info@leonefell.com e ottenere la dovuta tutela.

Abilitazione forense, Bonafede citato davanti al Presidente della Repubblica

abilitazione forenseDepositato il ricorso al Presidente della Repubblica che contesta l’esame di abilitazione forense e chiama in causa il ministro della Giustizia Bonafede affinché consenta a migliaia di ragazzi rimasti esclusi di abilitarsi alla professione e, al contempo, provveda a riformare l’intera procedura di abilitazione che, oltre a essere eccessivamente complessa e anacronistica, non è affatto meritocratica e non rispetta i principi costituzionali, né tantomeno quelli elaborati dall’Unione Europea. L’Aipavv, l’Associazione italiana praticanti avvocati, ha deciso mesi fa di intraprendere una vera e propria battaglia legale contro l’attuale impostazione dell’esame di abilitazione alla professione forense, per violazione dei vincoli comunitari e per il mancato rispetto della cosiddetta libertà professionale e di concorrenza, introducendo ostacoli ingiustificati all’accesso al lavoro. E per farlo ha affidato l’azione ai legali dello studio Leone-Fell, prima law firm in Italia per numero di ricorsi amministrativi, specializzata in class action e azioni legali a tutela del diritto di studio e del lavoro. “Ci aspettiamo non solo una grande vittoria per tutti coloro che hanno deciso di aderire a questo mezzo di impugnazione – precisa  Artan Xhepa, presidente Aipavv –  ma ci aspettiamo soprattutto che da questa vittoria nasca un serio e reale progetto di riforma dell’esame di Stato. Abbiamo voluto ricorrere dal presidente della Repubblica perché è il difensore della nostra Costituzione e Repubblica, visto che ultimamente come categoria siamo i più discriminati”. “Con il ricorso al Presidente della Repubblica – spiegano Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo, avvocati dello studio Leone-Fell che hanno patrocinato il ricorso – si critica, da un lato, la struttura dell’esame di abilitazione e, dall’altro, il conseguente percorso “ad ostacoli” che un giovane laureato in Giurisprudenza deve intraprendere per diventare avvocato. Problematiche queste ultime che sono divenute insopportabili al sorgere dell’emergenza Covid, durante la quale i praticanti avvocati, a differenza delle altre categorie, non hanno potuto beneficiare di alcuna agevolazione e oggi vedono sospeso sine die il loro futuro professionale (con il decreto del 10 novembre, il Ministero ha slittato a data da destinarsi lo svolgimento della prossima sessione di esame, ndr)”. A ciò si va aggiunto che l’attuale metodo di abilitazione riesce a penalizzare gli aspiranti (poi “neo”) avvocati sia sul piano nazionale che, ancor di più su quello europeo: si crea una concorrenza sleale tutta a favore dei giovani legali europei che, vantando percorsi di studio ed esami più agevoli di quelli “nostrani”, si abilitano e accedono al mercato in tempistiche assai più brevi di quelle italiane. Tali circostanze si riflettono disastrosamente sulle stime riguardanti i guadagni degli avvocati europei che vedono sempre in coda i legali italiani. “Partendo tali considerazioni – precisano i legali – il ricorso ‘suggerisce’ al legislatore italiano di conformarsi alla normativa europea e di eliminare, quindi, quegli ostacoli irragionevoli e ingiustificati all’accesso al lavoro e alle professioni in generale, tra i quali, per le modalità con cui è congeniato, rientra senza dubbio l’esame di abilitazione forense”. La stessa normativa europea prevede infatti che i percorsi abilitativi non abbiano misure eccessivamente rigide proprio perché si tratta di abilitazioni e non di concorsi.

Concorso per 3.581 allievi carabinieri, inidoneità psicofisica: come tutelarsi

inidoneitàSono in corso le prove di efficienza fisica e gli accertamenti psicofisici e attidinali del concorso per 3.581 allievi carabinieri in ferma quadriennale. Le prove di efficienza fisica consistono in diversi esercizi di atletica sportiva (salto in alto, corsa, trazioni, salto in lungo ecc…) da effettuare in sequenza in un’unica giornata. In caso di infortunio o comunque per gravi motivi di salute e non solo, l’amministrazione deve consentire ai concorrenti un differimento della data della prova al momento successivo alla guarigione. In diverse occasioni recenti, infatti, il nostro staff legale legale è riuscito ad ottenere lo spostamento della prova fino all’ultima data utile per diversi candidati che si erano infortunati o presentavano delle problematiche particolari. Tutte le prove e i relativi tentativi consentiti per l’espletamento delle stesse devono essere singolarmente verbalizzati dalla Commissione e risultare dal verbale di notifica che viene consegnato al concorrente. Diversamente il verbale di esclusione presenterà un vizio che può essere fatto presente in sede di ricorso al Tar. Gli accertamenti psico-fisici sono volti a valutare lo stato psico-fisico dei candidati. I valori devono rientrare entro i “ranges” individuati da specifiche “tabelle di idoneità” individuate da ciascun corpo che elencano tutte le imperfezioni e infermità che danno luogo ad un giudizio di esclusione. Tuttavia, le commissioni mediche dei concorsi spesso effettuano un’analisi dei candidati molto superficiale ed utilizzano dei macchinari sanitari obsoleti che non sono in grado di fornire risultati corretti. Anche in questo caso, l’inidoneità può essere oggetto di contestazione al Tar.​​ L’unico modo per verificare la correttezza o meno dell’operato della commissione è necessario richiedere l’accesso agli atti. Una volta ottenuta la documentazione potete inviarla via mail a info@leonefell.com in modo da permettere al nostro staff legale di valutare la proponibilità di un ricorso. E’ necessario agire tempestivamente, poiché è possibile contestare l’esclusione entro e non oltre 60 giorni!
​. Come ben sappiamo, ogni selezione nasconde insidie e mille difficoltà ed è necessario conoscerle per poterle affrontare e non pregiudicare la prova. Per questo, noi dello Studio legale Leone-Fell abbiamo deciso di realizzare un nuovo manuale di preparazione per i concorsi. Obiettivo del manuale è quello di spiegare e analizzare le varie fasi che caratterizzano un concorso al fine di consentire a tutti i partecipanti di arrivare preparati alla selezione e, inoltre, di conoscere e prevenire tutte le problematiche che possono verificarsi durante il concorso e dare luogo a una ingiusta esclusione.

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Concorsi, omissione voto di laurea: sì al soccorso istruttorio

soccorso istruttorioIn un concorso pubblico, l’amministrazione ha l’obbligo del soccorso istruttorio per consentire il perfezionamento della documentazione inviata dai candidati. La legge 241 del 1990 ha introdotto, nell’ambito delle regole del procedimento amministrativo, il soccorso istruttorio, con la finalità di regolarizzare o integrare una documentazione carente, nell’ottica della tutela della buona fede e dell’affidamento dei soggetti coinvolti dall’esercizio del potere. Il soccorso istruttorio ha portata generale e trova applicazione anche nell’ambito delle procedure concorsuali, fermo il necessario rispetto del principio della par condicio per cui l’intervento dell’amministrazione è diretto a consentire al concorrente di regolarizzare o integrare la documentazione presentata, ma non può produrre un effetto vantaggioso a danno degli altri candidati. Non si può dunque consentire a un candidato di dichiarare, a termine di presentazione delle domande già spirato, un requisito o un titolo non indicato, perché significherebbe riconoscergli un vantaggio rispetto agli altri candidati in palese violazione della par condicio. Mentre è possibile perfezionare e integrare documentazione già dichiarata ed erroneamente presentata. Non a caso, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da una candidata al concorso per l’assunzione di sei agenti di polizia municipale, esclusa poiché al momento della domanda aveva inserito nel curriculum il titolo di laurea, ma non aveva allegato alcuna documentazione da cui si evinceva il relativo voto di laurea. Secondo i giudici, infatti “la commissione esaminatrice ben poteva, prima di concludere per la non valutabilità del titolo di studio posseduto, richiedere alla candidata di specificare il voto conseguito all’esame finale di laurea e così solamente integrare la documentazione presentata; riconosciuto, infatti, il possesso del titolo di studio della laurea, residuava solamente un’incertezza circa il voto conseguito all’esame finale e, dunque, il punteggio da attribuire in ragione delle indicazioni del bando”. Pertanto, in caso di documentazione incompleta o incorretta è possibile ricorrere al soccorso istruttorio e perfezionare la domanda. In caso di esclusione da procedure concorsuali o errata valutazione dei titoli, invia una mail a info@leonefell.com per ottenere la dovuta tutela.

Concorsi, minore anzianità di laurea: il Tar premia i più meritevoli

anzianità di laureaAveva partecipato al concorso per il Corso di formazione specifica in Medicina generale, MMG 2019, indetto dalla Regione Sicilia, ottenendo un punteggio di 73 su 100, non sufficiente all’immatricolazione, ma ha chiesto al Tar di rivedere la sua posizione in merito alla minore anzianità di laurea. I giudici del Tar Sicilia hanno accolto la sua istanza e ordinato la rimodulazione della graduatoria! Alla pubblicazione della graduatoria, la ricorrente ha appreso di essersi collocata al posto n. 175 della graduatoria, non riuscendo a conquistare uno dei 140 posti banditi in Sicilia. In realtà, l’ultimo borsista vincitore si trova in posizione n. 140, con 74 punti, a solo 1 punto dalla ricorrente. Inoltre, in ragione della rinuncia di numerosi candidati collocatisi in posizione superiore, la graduatoria concorsuale è stata scorsa, per cui molti candidati concorrono per i medesimi posti. Le posizioni dalla n. 145 alla n. 175 sono infatti occupate da coloro che hanno conseguito, come la ricorrente, il punteggio di 73/100, ma sono stati collocati nelle posizioni più avanzate in ragione del criterio preferenziale previsto dall’art. 10, comma 5, del bando di concorso della Regione Sicilia, secondo cui “in caso di parità di punteggio, ha diritto di preferenza chi ha minore anzianità di laurea e, a parità di anzianità di laurea, chi ha minore età (art. 9, comma 2 del DM Salute 7.3.2006)”. Con il ricorso, si contesta proprio tale clausola del bando che di fatto penalizza gli studenti più meritevoli. I giudici del Tar Sicilia hanno già accolto identici ricorsi, affermando “l’irragionevolezza e l’illegittimità di tale criterio di preferenza, e chiarendo che “l’applicazione concreta di una simile disposizione (preferenza per la “minore anzianità di laurea”) disvela dunque una propria intrinseca irrazionalità dal momento che finisce per premiare studenti meno meritevoli (in quanto “fuori corso”) rispetto ad altri che, sebbene più giovani, abbiano invece terminato gli studi prima di loro ma senz’altro “in corso”: il tutto con inevitabile violazione dei principi posti a presidio dell’art. 97 Cost. e dunque con il principio meritocratico che, giocoforza, dovrebbe permeare l’intero sistema dei pubblici concorsi; non è un caso infatti che l’art. 3, comma 7, della legge n. 127 del 1997, abbia unicamente previsto, quale titolo di preferenza tra due o più candidati con pari punteggio al termine delle prove concorsuali, la più giovane età. Senza nulla aggiungere circa il momento relativo al conseguimento del titolo di studio, pena il probabile concretizzarsi di situazioni simili a quella del caso di specie”. Per tali ragioni, il Tar Sicilia accoglie il ricorso e obbliga l’amministrazione a ripubblicare la graduatoria aggiornando le posizioni in base al solo criterio relativo “alla più giovane età”. Pertanto, chiunque sia stato penalizzato per l’anzianità di laurea può contattare il nostro Studio, inviando una mail a info@leonefell.com, e ottenere la dovuta tutela!

Abilitazione forense, correzione del giudizio: nostra vittoria al Tar

forenseAveva partecipato alla prova scritta dell’esame per l’abilitazione alla professione forense del 2019, ma era stato escluso dalle successive fasi di concorso. Non ritenendo corretta la sua inidoneità ha contattato il nostro Studio per proporre Ricorso. Il Tar Sicilia ha accolto le nostre istanze e disposto la ricorrezione dell’elaborato. Lo scorso 5 agosto, la Corte d’Appello di Palermo aveva pubblicato gli esiti delle prove scritte. Fatta richiesta di accesso agli atti, la ricorrente aveva notato un cambio di valutazione in uno degli elaborati. Il voto precedente ottenuto nell’elaborato di diritto civile, pari a 30, era stato rettificato con una votazione insufficiente, 25, senza adeguata motivazione. Questa attività è stata ritenuta dal giudice fortemente pregiudizievole nei confronti del candidato ed è stata dunque disposta la ricorrezione dell’elaborato risultato insufficiente, in forma anonima, da parte di una commissione in composizione differente. Al positivo esito di tale ricorrezione, il ricorrente potrà essere ammesso alle successive prove orali. Per comunicazioni con il nostro staff legale invia una mail a info@leonefell.com

Ricorso Medicina: ultimo giorno per aderire

ricorso medicinaDomani 28 novembre è l’ultimo giorno per accedere al Ricorso Ordinario per entrare a Medicina! Una possibilità che non puoi assolutamente mancare perché, a differenza del Ricorso straordinario, garantisce tempistiche decisamente più veloci e quindi potrai entrare prima nella Facoltà dei tuoi sogni.
Tra l’altro questa scadenza è accompagnata da una bella notizia, infatti il Ministro Manfredi, ha dichiarato durante un’intervista a “Il Mattino” che nel 2021 saranno aumentati i posti a Medicina per far fronte all’emergenza medico-sanitaria Questa potrebbe essere la tua ultima occasione per accedere con il Ricorso Ordinario!

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Concorsi, domanda di partecipazione: ok anche da Pec di terze persone

pecLaureati in Scienza dell’alimentazione e nutrizione umana presso l’Università di Perugia, hanno partecipato alla procedura selettiva per il conferimento di 13 borse di studio per laureati alla Sapienza di Roma. Da bando, le domande di partecipazione dovevano essere presentate entro i termini previsti e tramite indirizzo di posta elettronica certificata (pec). Non essendo in possesso di Pec personale, hanno inviato la propria domanda utilizzando la casella pec di una terza persona. L’amministrazione comunica pertanto l’esclusione dalla selezione motivando che la domanda avrebbe dovuto essere inviata da una Pec coincidente con il nominativo del candidato. Pubblicata la graduatoria finale, i ricorrenti chiedono l’accesso agli atti per conoscere gli indirizzi Pec dei candidati collocati utilmente in graduatoria. Dagli atti emerge che altri candidati hanno utilizzato caselle di posta certificata non immediatamente riconducibili ai candidati, pertanto si palesa una disparità di trattamento oltre a un’illegittima esclusione per violazione del principio del favor partecipationis. Ai sensi dell’art. 48, commi 1 e 2, D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, “la trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con le regole tecniche adottate ai sensi all’art. 7″ e “la trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta”. La giurisprudenza amministrativa ha inoltre chiarito che l’inoltro da una Pec assicura “l’assoluta affidabilità, in ordine all’indirizzo del mittente, a quello del destinatario, al contenuto della comunicazione e all’avvenuto recapito del messaggio” con l’ulteriore precisazione che “l’appartenenza del dominio non incide sull’assegnazione e sulla disponibilità della casella di posta elettronica, come è noto, in base ai principi generali di funzionamento tecnologico delle mail elettroniche”. L’invio può avvenire dunque da qualsiasi indrizzo Pec (anche non di “proprietà” del mittente) purché lo stesso consenta la certa identificazione del mittente, attraverso ad esempio l’invio di copia del documento di identità. D’altra parte, sul piano legislativo, non sussiste un obbligo generalizzato per tutti i cittadini di dotarsi di una casella di posta certificata. Pertanto il Consiglio di Stato accoglie il ricorso e dispone il corretto inserimento in graduatoria dei ricorrenti. Alla luce di questa sentenza, chiunque sia stato escluso dalla partecipazione di un concorso per aver utilizzato una Pec di un’altra persona, può chiedere e ottenere l’ammissione alla selezione. Invia una mail a info@leonefell.com e comunica con il nostro staff legale

Concorso per 1.000 operatori giudiziari, illegittima esclusione di alcuni candidati

operatrori giudiziari
Esclusi illegittimamente centinaia di candidati a cui l’Amministrazione del concorso per 1.000 operatori giudiziari ha negato il soccorso istruttorio. Il bando, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 15 settembre, prevedeva (solo nella parte relativa alla valutazione dei titoli) che il possesso di determinati requisiti di ammissione sarebbe avvenuta esclusivamente attraverso una modulistica ad hoc. Decine di candidati hanno contattato il nostro Studio legale dopo essere stati esclusi per aver attestato il possesso di tale requisito di ammissione mediante la trasmissione del certificato rilasciato dagli organi competenti (es: Procura della Repubblica), contravvenendo, così, all’art. 5 co. 3 n. 7 e 8 del bando che prevede invece di dimostrare il requisito tramite un modulo ad hoc. Il nostro staff legale ritiene che l’esclusione sia illegittima per non avere l’Amministrazione garantito il soccorso istruttorio, violando così il principio di leale collaborazione. Ed infatti per giurisprudenza costante (cfr., da ultimo, Tar Napoli, sez. V, 3 marzo 2020, n. 1000) il dovere di soccorso istruttorio sussiste, nei concorsi pubblici, allorché si tratti di mere regolarizzazioni di elementi di contorno, in atti o documenti già completi nei loro elementi costitutivi. È stato in particolare affermato a tale riguardo che: “nei concorsi pubblici il dovere di soccorso istruttorio desumibile dall’art. 6, l. 7 agosto 1990 n. 241 sussiste, senza violazione del principio della parità di trattamento e quindi del dovere di imparzialità ex art. 97 Cost., quando si tratta di mere regolarizzazioni di elementi di contorno, in presenza di atti o documenti già completi negli elementi costitutivi, ma non di completare la domanda nei suoi elementi essenziali (Tar Molise, Campobasso, sez. I, 12.06.2015, n. 241)”. Ed ancora che: “nell’ambito dei concorsi pubblici, l’attivazione del c.d. soccorso istruttorio è tanto più necessaria per le finalità proprie di detta procedura che, in quanto diretta alla selezione dei migliori candidati a posti pubblici, non può essere alterata nei suoi esiti da meri errori formali, come accadrebbe se un candidato meritevole non risultasse vincitore per una mancanza facilmente emendabile con la collaborazione dell’amministrazione (Cons. Stato, sez. V, 22 novembre 2019, n. 7978)”; Per tale ragione, abbiamo attivato un ricorso collettivo per chiedere al Tar il reinserimento dei nostri ricorrenti in graduatoria.

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Ricalcolo pensione (art. 54), nostra vittoria per un militare dell’Esercito

esercitoUn militare dell’Esercito italiano, era andato in pensione nel 2018 con il sistema misto, non ritenendo corretto il calcolo della propria pensione si è rivolto al nostro Studio legale per ottenere il ricalcolo e la corretta applicazione dell’aliquota prevista dalla leggeLa Corte dei Conti della Lombardia ha accolto le nostre istanze e disposto il ricalcolo.

Nonostante il pieno diritto del ricorrente all’applicazione dell’aliquota al 44%, avendo maturato alla data del 31/12/1995 un’anzianità contributiva di 16 anni, 2 mesi e 6 giorni, il suo trattamento pensionistico era stato liquidato dall’istituto previdenziale applicando l’aliquota spettante al personale civile con l’anzianità di 15 anni di servizio effettivo, pari al 35% della base pensionabile.

L’Inps ha contestato la richiesta, motivando che l’aliquota del 44% prevista ex art. 54 D.P.R. n. 1092/1973 è applicabile esclusivamente al personale militare che all’atto della cessazione dal servizio possa vantare un’anzianità totale contributiva non minore di 15 anni e non superiore a 20 anni. Il giudice ha accolto il ricorso dichiarando che  “La questione dell’aliquota di rendimento applicabile si pone, come è evidente, esclusivamente per la quota calcolata con il sistema retributivo ed è necessario applicare la normativa vigente alla data del 31 dicembre 1995. Nel caso del personale militare, l’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973 all’epoca vigente prevedeva che“la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.

Pertanto, la Corte dei Conti della Lombardia ha accolto il nostro ricorso e disposto il ricalcolo della pensione.

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