Se hai firmato un contratto di collaborazione durante l’emergenza sanitaria e oggi ti chiedi se il tuo click day covid nascondeva in realtà un rapporto di lavoro dipendente, la risposta di un tribunale italiano potrebbe interessarti da vicino. Il Tribunale di Palermo ha appena riconosciuto la natura subordinata del rapporto di due lavoratrici assunte proprio con questa modalità durante la pandemia. Una sentenza che apre la strada a molti altri lavoratori nella stessa condizione, ancora in tempo per far valere i propri diritti.
Cos’è successo: la vittoria delle due lavoratrici dell’Asp di Palermo
Durante l’emergenza Covid-19, l’Asp di Palermo ha reclutato personale attraverso la procedura straordinaria del click day covid, attivata su base regionale per sostenere la campagna di tracciamento e vaccinazione. Due donne sono così entrate a far parte degli hub vaccinali e degli uffici dell’azienda sanitaria. Per quasi due anni hanno svolto attività di assistenza amministrativa e supporto informatico.
Il loro contratto, però, le inquadrava come collaboratrici coordinate e continuative, non come dipendenti. Una qualifica che, secondo il Tribunale di Palermo, non corrispondeva alla realtà dei fatti vissuti ogni giorno sul posto di lavoro.
Perché la forma del contratto non basta
La normativa emergenziale consentiva i contratti di co.co.co. solo per il personale sanitario e per gli operatori sociosanitari. Le due lavoratrici, invece, svolgevano mansioni amministrative e informatiche. Di conseguenza, quella qualificazione formale non poteva reggere davanti al giudice.
Il Tribunale ha quindi guardato oltre l’etichetta scritta sul contratto. Ha analizzato come si svolgeva realmente il rapporto di lavoro, giorno dopo giorno, al di là del nome che le parti gli avevano dato.
Gli indizi che hanno convinto il giudice
Il Tribunale ha individuato una serie di elementi tipici del lavoro subordinato:
- turni stabiliti dai dirigenti dell’Asp
- obbligo di timbrare all’entrata e all’uscita
- fogli di presenza da firmare ogni giorno
- direttive operative impartite quotidianamente
- nessuna autonomia organizzativa nello svolgimento delle mansioni
Questi elementi, letti insieme, hanno dimostrato che le due donne lavoravano di fatto come dipendenti, pur avendo firmato un contratto diverso. In altre parole, il click day covid aveva prodotto un rapporto di lavoro subordinato mascherato da semplice collaborazione.
Cosa hanno ottenuto le due lavoratrici
Con la sentenza depositata il 28 giugno 2026, come riportato da Il Gazzettino di Sicilia, il Tribunale di Palermo ha condannato l’Asp a due misure concrete. Innanzitutto, dovrà regolarizzare la posizione contributiva delle lavoratrici presso la gestione dipendenti dell’Inps. Inoltre, dovrà corrispondere a ciascuna un risarcimento di 8.000 euro, pari a quattro mensilità di retribuzione.
«La decisione restituisce piena dignità giuridica al lavoro effettivamente svolto da numerosi collaboratori impiegati durante l’emergenza Covid con contratti che, nei fatti, celavano rapporti di lavoro subordinato», spiegano gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Davide Ignazio Marceca dello Studio Leone-Fell & C., che hanno assistito le due ricorrenti.
Sei stato assunto con il click day covid? Ecco perché questa sentenza ti riguarda
Se anche tu hai lavorato per un’Asp, un’azienda sanitaria o un altro ente pubblico con un contratto di collaborazione durante l’emergenza Covid, questa pronuncia ti offre un precedente concreto. Riconosci la tua situazione in queste righe? Turni decisi da altri, obbligo di timbratura, direttive quotidiane, nessuna libertà organizzativa: sono proprio gli elementi che il Tribunale ha usato per riqualificare il rapporto di lavoro.
In questi casi, il contratto non basta a definire la natura del rapporto. Contano le modalità con cui l’attività viene concretamente organizzata e svolta, non l’etichetta scelta al momento della firma.
Cosa puoi fare adesso
Come sottolineano gli avvocati dello studio, è ancora possibile agire per interrompere i termini di prescrizione e ottenere il giusto risarcimento. Aspettare non conviene: più tempo passa, più diritti rischi di perdere senza nemmeno saperlo.
Se ti riconosci in questa vicenda, verifica con un legale la tua posizione contrattuale. Un’analisi tempestiva del tuo caso può fare la differenza tra recuperare quanto ti spetta e vederlo prescritto per sempre.
Per una valutazione della tua situazione, contatta lo Studio Legale Leone-Fell & C.: analizziamo il tuo contratto e ti diciamo se puoi far valere gli stessi diritti riconosciuti alle due lavoratrici dal Tribunale di Palermo.
22/07/2026







