Home Ricorsi Medicina MMG 2018, graduatoria illegittima in Puglia: ecco cosa è successo

MMG 2018, graduatoria illegittima in Puglia: ecco cosa è successo

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La graduatoria della scuola di formazione specialistica in Medicina generale MMG 2018 in Puglia è illegittima. La commissione esaminatrice, così come in altre regioni, avrebbe trovato alcune anomalie nei punteggi. I plichi sarebbero stati dunque ricorretti dopo l’abbinamento con l’anagrafica dei candidati e quindi violando l’anonimato che dovrebbe essere garantito per legge in tutte le procedure concorsuali pubbliche, ma tutte queste operazioni sarebbero avvenute oltre i termini prescritti, quindi a commissione decaduta e priva di poteri.

Dal bando di concorso si evince che entro 7 giorni dalla conclusione della prova, ciascuna commissione avrebbe dovuto concludere i lavori di correzione. Lo sforamento di tale termine avrebbe comportato la decadenza della stessa con obbligo per l’amministrazione di nominare una nuova commissione. Visto che in molte regioni, si è provveduto alla ricorrezione degli elaborati – a causa di un problema di corrispondenza tra i codici del questionario e quelli del foglio risposte – nella stragrande maggioranza dei casi le commissioni hanno protratto i lavori ben oltre i termini fissati. Pertanto, la graduatoria finale, se approvata oltre i sette giorni, risulta illegittima poiché vidimata da una commissione decaduta e quindi priva di poteri.

La violazione dell’anonimato è un fatto gravissimo – chiariscono Francesco Leone e Simona Fell – in quanto la conoscenza dell’identità del candidato può portare a favoritismi e/o penalizzazioni con conseguente manomissione degli elaborati. Già in passato, in concorsi simili e per la medesima violazione, il nostro studio ha ottenuto, come risarcimento del danno, l’ammissione in sovrannumero dei propri ricorrenti”.

Nel 2015, per un caso analogo, il Tar Lazio ha disposto l’immatricolazione in sovrannumero dei ricorrenti che avevano partecipato al test d’accesso per Medicina e Odontoiatria specificando che “se nel corso di una procedura selettiva l’Amministrazione richiede, con direttive assunte formalmente, che il documento di identità dei candidati venga lasciato aperto sul banco, congiuntamente al codice a barre, tale fattispecie è sufficiente a ritenere violato il principio di imparzialità e trasparenza nello svolgimento delle prove selettive ad evidenza pubblica”.

Il Consiglio di Stato in Adunanza plenaria ha inoltre chiarito che “nelle prove scritte dei pubblici concorsi o delle pubbliche selezioni di stampo comparativo una violazione non irrilevante della regola dell’anonimato da parte della Commissione determina de iure la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione”.

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Per contattare lo studio legale invia una mail a info@leonefell.com

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