Tassa etica – La nostra battaglia con i Radicali Italiani
La nostra battaglia contro la tassa etica non nasce per caso, né come provocazione astratta.
Nasce da storie concrete di persone che lavorano, pagano le tasse, cercano di arrivare a fine mese e si ritrovano marchiate, fiscalmente, come “immorali”.
È una battaglia che stiamo portando avanti insieme ai Radicali Italiani e che probabilmente hai già visto raccontata nel servizio de Le Iene andato in onda il 9 dicembre, dove è stato mostrato con chiarezza quanto questa tassa sia non solo discutibile, ma profondamente ingiusta.
In questo articolo ti spieghiamo che cos’è la tassa etica, perché è un problema per i diritti di tutti, cosa stiamo facendo e come puoi difendere i tuoi diritti entrando a far parte di questa azione.
Che cos’è la tassa etica (e perché ti riguarda più di quanto pensi)
La cosiddetta tassa etica è una sovrimposta del 25% che grava sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di altre attività considerate “eticamente discutibili”, come certe trasmissioni che sfruttano la credulità popolare.
In pratica, se svolgi un’attività perfettamente lecita, dichiari i tuoi redditi, paghi regolarmente le imposte come qualsiasi libero professionista o impresa, lo Stato decide che – solo perché operi in un certo settore – devi pagare ancora di più.
Non perché guadagni di più di altri.
Non perché la tua attività comporti un costo sociale dimostrato, come nel caso di fumo o inquinamento.
Ma perché il contenuto della tua attività viene giudicato “non abbastanza morale”.
Qui sta il punto: la tassa etica non è legata alla capacità contributiva, ma a un giudizio di valore. Non colpisce un comportamento illecito; colpisce una scelta lavorativa che il legislatore non approva sul piano morale.
Chi decide che il tuo lavoro è “moralmente discutibile”?
Questa è la domanda che ci sta a cuore più di tutte.
Chi ha il diritto di dire che lavorare in una casa di produzione per adulti, creare contenuti erotici su piattaforme online, fare la performer o il performer nel settore adult sia, di per sé, “meno degno” di altri lavori?
Nel nostro ordinamento manca persino una definizione chiara e univoca di “pornografia”. Il confine tra erotismo, intrattenimento, performance artistica e pornografia è spesso sfumato. Eppure, su questo confine incerto, si innesta un’imposta che ti colpisce non per quanto guadagni, ma per quello che fai.
Questo significa che, di fatto, lo Stato si arroga il potere di stabilire quali attività siano moralmente accettabili e quali no. E quando si accetta che il fisco venga usato per punire scelte ritenute “sbagliate” o “sconvenienti”, il rischio è evidente: oggi tocca a chi lavora nel porno, domani potrebbe toccare ad altri settori ritenuti politicamente o culturalmente scomodi.
L’ipocrisia delle attività “per bene”
C’è un altro aspetto che non possiamo ignorare.
Viviamo in un Paese in cui, non di rado, inchieste giornalistiche e giudiziarie svelano cosa si nasconde dietro lavori e carriere formalmente “rispettabili”: sfruttamento, abuso di potere, condizioni lavorative indegne, corruzione, appalti pilotati, contratti fittizi.
Ci sono contesti dove lo “schifo” – chiamiamolo col suo nome – è nascosto in abiti eleganti e linguaggi formali. Nonostante ciò, nessuno pensa di introdurre una tassa morale su certi studi, certe poltrone, certe filiere produttive solo perché, dietro la facciata, emergono realtà inaccettabili.
Invece, si sceglie di colpire chi lavora in un settore che ha l’“unica colpa” di occuparsi di sesso, desiderio, corpo, piacere, spesso in modo trasparente, dichiarato, senza ipocrisie. E lo si fa con un’imposta aggiuntiva che non ha nulla a che vedere con la tutela della salute, dei minori o dell’ordine pubblico, ma solo con la volontà di moralizzare.
È qui che la tassa etica diventa il simbolo di qualcosa di più grande:
uno Stato che non si limita a regolare, ma giudica.
Perché questa tassa è pericolosa (non solo per il settore adult)
La tassa etica non è solo un problema per chi produce contenuti per adulti.
È un problema per chi crede che:
la Costituzione debba valere per tutti,
la laicità dello Stato non sia un optional,
la libertà di espressione non possa essere soffocata a colpi di imposte mirate,
la libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.) non possa essere compressa solo perché qualcuno non approva moralmente la tua attività.
Oggi è un’addizionale del 25% su un settore specifico.
Domani potrebbe essere qualcosa di diverso, ma basato sulla stessa logica:
“non mi piace quello che fai, quindi ti punisco con il fisco”.
Per questo la nostra battaglia è costituzionale prima ancora che fiscale.
Cosa stiamo facendo: una battaglia politica e legale, insieme
Non ci siamo limitati a denunciare il problema.
Abbiamo scelto di agire su due fronti:
Il fronte politico e mediatico, insieme ai Radicali Italiani, per riportare al centro del dibattito pubblico la questione della tassa etica e del ruolo dello Stato come “giudice morale”. Il servizio de Le Iene del 9 dicembre è stato un passaggio importante per far conoscere questa realtà a un pubblico ampio, che spesso ignorava persino l’esistenza di questa sovrimposta.
Il fronte legale, lavorando a un’azione strutturata contro la tassa etica, per metterne in luce i profili di incostituzionalità: violazione dei principi di eguaglianza, di capacità contributiva, di libertà di espressione e di iniziativa economica, nonché contrasto con il principio di laicità dello Stato.
Il nostro obiettivo è chiaro:
mettere in discussione la legittimità di questa tassa e creare le condizioni perché venga abrogata o dichiarata incostituzionale.
A chi ci rivolgiamo
Questa iniziativa è rivolta in particolare a:
creator digitali (OnlyFans, MYM, Patreon, ecc.),
performer, attori e attrici del settore adult,
case di produzione e piccole realtà indipendenti,
agenzie che lavorano con contenuti per adulti,
liberi professionisti e lavoratori autonomi che, pur essendo perfettamente in regola, si vedono addosso un marchio fiscale di “immoralità”.
Ma, in realtà, ci rivolgiamo anche a chi, pur non lavorando direttamente in questo ambito, comprende che questa battaglia riguarda qualcosa di più ampio: il diritto di costruire il proprio progetto di vita e di lavoro senza essere schedati come “sbagliati” dal fisco.
Come puoi difendere i tuoi diritti (e unirti a noi)
Se lavori in questo settore o sei coinvolto, direttamente o indirettamente, dalla tassa etica, o se semplicemente ritieni che questa misura sia inaccettabile in uno Stato costituzionale e laico, puoi fare una cosa molto semplice:
👉 contattarci e raccontarci la tua situazione.
Stiamo raccogliendo casi, storie, documentazione e manifestazioni di interesse per costruire un’azione forte, consistente e ben radicata nella realtà di chi questa tassa la subisce sulla propria pelle.
Per farlo, abbiamo reso il percorso il più semplice possibile.
In fondo a questa pagina trovi un pulsante:
➡️ Clicca sul pulsante in basso e invia la tua richiesta per difendere i tuoi diritti.
Ti chiederemo poche informazioni essenziali per:
capire come la tassa etica incide sulla tua attività,
valutare il tuo caso all’interno dell’azione,
aggiornarti sui prossimi passi legali e politici.
Questa non è solo una battaglia fiscale. È una battaglia di libertà.
La tassa etica non è un tecnicismo per addetti ai lavori.
È il simbolo di un’idea di Stato che pretende di decidere quali lavori sono “degni” e quali no, chi merita di essere trattato come cittadino a pieno titolo e chi, invece, va punito con il fisco.
Insieme ai Radicali Italiani, e con il supporto di chi vorrà unirsi a noi, vogliamo cambiare questo stato di cose.
Se credi che il tuo lavoro, la tua scelta professionale, la tua libertà di espressione e di iniziativa economica non debbano essere messe sotto processo morale, questa è la tua battaglia tanto quanto la nostra.
👇
Clicca sul pulsante in basso e fai la tua richiesta per difendere i tuoi diritti.
24/02/2026








