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Titoli esteri nei concorsi pubblici: serve ancora l’equivalenza?

Titoli esteri nei concorsi pubblici: serve ancora l’equivalenza?

Nell’ultimo periodo sta emergendo un problema molto concreto, che riguarda molti candidati ai concorsi pubblici con titoli esteri: persone con un titolo di studio conseguito all’estero vengono escluse perché non hanno presentato la domanda di equivalenza.

A prima vista può sembrare normale. In realtà, oggi, non lo è più.

Dal 2025 la legge è cambiata in modo piuttosto chiaro. Tuttavia, molti bandi continuano a seguire una logica ormai superata. Ed è proprio da qui che nascono le criticità.

Titoli esteri nei concorsi pubblici: una modifica che cambia tutto

La disciplina è contenuta nell’art. 38 del D.Lgs. 165/2001, modificato dalla Legge n. 69/2025. La novità più importante è semplice da enunciare, ma ha conseguenze molto rilevanti nella pratica: chi ha un titolo estero può partecipare al concorso senza dover prima chiedere l’equivalenza.

L’amministrazione deve ammettere il candidato con riserva. La questione del riconoscimento del titolo viene rinviata a un momento successivo, cioè dopo la graduatoria finale, e solo per chi risulta vincitore.

Questo significa che il procedimento concorsuale e quello di riconoscimento del titolo sono stati separati in modo netto. Prima si partecipa, poi – eventualmente – si verifica il titolo.

Il punto critico: bandi che richiedono ancora ciò che la legge non prevede più

Nonostante questa modifica, molti bandi continuano a prevedere che la domanda di equivalenza debba essere presentata già al momento della partecipazione.

È qui che si crea il cortocircuito.

Da una parte c’è una norma che consente la partecipazione immediata con riserva; dall’altra, un atto amministrativo che reintroduce un requisito preliminare. Quando il candidato non lo rispetta, scatta l’esclusione.

Il problema è che quella richiesta, oggi, non trova più fondamento nella legge.

Nel nostro ordinamento il bando di concorso non è libero di stabilire qualsiasi regola. Deve rispettare la legge, perché è un atto amministrativo e quindi gerarchicamente subordinato.

Se la legge prevede che il candidato con titolo estero debba essere ammesso con riserva, non è possibile introdurre un filtro ulteriore che condizioni l’accesso al concorso.

In altre parole, non si può chiedere oggi ciò che il legislatore ha deciso di spostare a un momento successivo.

Per questo motivo, le esclusioni basate sulla mancata presentazione della domanda di equivalenza rischiano di essere illegittime. Si fondano su una clausola del bando che contrasta direttamente con la normativa vigente.

La logica della riforma

La modifica del 2025 non è casuale. Si inserisce in una linea ben precisa, che punta a rendere i concorsi pubblici più accessibili e meno appesantiti da passaggi burocratici.

Il principio è quello di favorire la partecipazione, evitando che adempimenti complessi – come il riconoscimento di un titolo estero – diventino un ostacolo iniziale.

La verifica non scompare, ma viene semplicemente spostata. Si controlla il titolo solo se serve davvero, cioè nel momento in cui il candidato ha vinto.

Tutto il resto, prima, non può bloccare l’accesso.

Chi si vede escluso per non aver presentato la domanda di equivalenza si trova in una situazione delicata, soprattutto perché spesso il problema emerge a ridosso delle prove o addirittura dopo.

Tuttavia, proprio perché l’esclusione si basa su una regola discutibile, esistono margini per reagire.

Il punto centrale, in questi casi, è il provvedimento di esclusione. È quello l’atto che incide concretamente sulla posizione del candidato, ed è su quello che si può intervenire, mettendo in discussione anche la clausola del bando da cui deriva.

Anche quando il bando non è stato contestato subito, non è detto che ogni possibilità sia preclusa. La questione, infatti, si gioca proprio sulla legittimità dell’applicazione concreta di quella clausola.

Un terreno ancora in evoluzione

C’è un ultimo elemento da considerare. La riforma è recente e, come spesso accade, la prassi amministrativa non si è ancora allineata completamente.

Non esiste ancora una giurisprudenza consolidata su questo specifico punto. Proprio per questo si stanno aprendo spazi interessanti di contenzioso.

Da un lato, amministrazioni che continuano a richiedere adempimenti non più previsti; dall’altro, candidati che iniziano a contestare queste esclusioni.

È un terreno nuovo, e proprio per questo va affrontato con attenzione.

Oggi la regola è chiara: nei concorsi pubblici, il possesso di un titolo estero non può essere un ostacolo alla partecipazione.

Se un bando richiede adempimenti ulteriori e, su quella base, dispone un’esclusione, è legittimo chiedersi se quella decisione sia davvero conforme alla legge.

In molti casi, la risposta potrebbe essere negativa.

Tutela legale nei concorsi pubblici

Lo Studio Legale Leone-Fell & C., specializzato in diritto amministrativo e concorsi pubblici, assiste candidati con titoli esteri nella verifica della legittimità dei bandi e dei provvedimenti di esclusione, nonché nell’eventuale proposizione di ricorsi.



04/05/2026

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