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Travolti dal coronavirus: la ristorazione al collasso

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ristorazioneTavoli vuoti, merce da buttare, utenze, fornitori e dipendenti da pagare. Secondo le stime di Confcommercio, il settore della ristorazione rischia di bruciare 4 miliardi di euro in tre mesi.

È noto che la crisi sanitaria in atto si è tramutata ben presto in una profonda crisi economica, ben peggiore rispetto a quella del 2008-9. A farne le spese moltissimi settori. Tra questi, quello della ristorazione è sicuramente tra i più colpiti dalla emergenza Covid-19.

La paura del contagio ha da subito spinto gli italiani a disertare le sale di bar e ristoranti che fino all’11 marzo hanno cercato di arginare i danni. Da quel momento, con apposito DPCM, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha disposto la serrata per tutti in bar e i ristoratori i cui danni ad oggi risultano incalcolabili. Le misure prese da Governo sembrano del tutto insufficienti a fermare l’emorragia del settore. Non basta la sospensione dei versamenti relative a imposte e contributi, non basta la possibilità di rinviare a settembre il pagamento della rata del finanziamento in scadenza.

Se le istituzioni non dovessero prevedere misure diverse rispetto a quelle contenute nel decreto cura Italia, saranno molti i bar e i ristoranti che non riusciranno a superare la crisi economica creatasi a seguito dell’emergenza sanitaria coronavisur.

Peraltro, a differenza di altri settori, quello della ristorazione rischia un blocco più lungo anche a causa dell’inevitabile cambiamento di abitudini degli italiani. Prima della crisi, il 62,5% della popolazione dichiarava di restare a cena fuori due volte al mese. Il 5,6%, addirittura, 3 o 4 volte alla settimana. I luoghi preferiti per tali occasioni di consumo erano trattorie, osterie e ristoranti o le immancabili pizzerie. La spesa media andava dai 10 ai 20 euro, anche se più di un terzo degli italiani riservava ad una singola cena tra i 21 e i 30 euro. Questi numeri rendevano il settore della ristorazione uno tra i più importanti per l’economia del Paese.

Grazie alle citate abitudini, i proprietari dei locali potevano pagare affitti, utenze, fornitori e dipendenti. Oggi è tutto fermo e la categoria attende nuove e importanti risposte che tardano ad arrivare. Alla situazione descritta si aggiungono la diffidenza e la paura degli italiani a frequentare bar ristoranti e in genere i locali affollati. Sono allo studio nuovi interventi e in attesa dell’annunciato decreto di aprile si auspica la convocazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti della categoria.

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