Vincere un concorso all’agenzia delle entrate: quando il cognome conta!

statistica 2Concorso Agenzia delle Entrate: tra i cognomi italiani in corsa per un posto nella regione Lombardia, ecco i più asini: da “Di Furia a Fanelli”

E’ stata pubblicata, meno di una settimana fa, la graduatoria della Regione Lombardia e un mistero sta appassionando tutti gli osservatori: come è possibile che da una sessione all’altra del concorso la percentuale degli idonei cambi anche nella misura dei 2/3?

Ed infatti, risultati alla mano, sembrerebbe che i candidati da “DI FURIA” a “FANELLI” siano i più asini del resto dei candidati italiani. A sostenerlo è proprio una ricerca statistica condotta tra 22.887 aspirati candidati ai posti di “Funzionario per attività amministrativo-tributaria” banditi dall’Agenzia delle Entrate.

Questi i risultati ai quali siamo pervenuti – anche grazie all’aiuto di alcuni candidati – sul campione dei 22.887 aspiranti Funzionari.

Volendo rappresentare il podio di quello che potremmo definire il Campionato del “Funzionario Asino”, ritroviamo al terzo posto i candidati da “Campagna” a “Cattoi”, nel turno di del 14 maggio (ore 13:00) con una percentuale di idonei al passaggio alla seconda prova del 5,76 % su un totale di 1093 candidati.

Al secondo posto, nel turno dell’8 maggio (ore 17:00) i candidati da “Moiana a Orabona” sono riusciti a fare leggermente peggio, con una percentuale di idonei del 5,71 % su 1051 candidati.

Al primo posto, sbaragliando tutta la concorrenza, si sono piazzati i candidati da “Di Furia” a “Fanelli” che, durante il proprio turno (ore 17:00 del 15 maggio), sono riusciti a rispondere talmente male che, su un totale di 1081 candidati, soltanto in 56 , con una media di 5,18 %, sono riusciti ad accedere alla seconda prova “oggettivo tecnico professionale”.

Se tali risultati siano il frutto di una singolare concentrazione “asinina” o, di contro, siano conseguenza di questionari a difficoltà “variabile” ce lo dirà il Tribunale Amministrativo del Lazio.

A nostro modo di vedere, per quanto la storia della predisposizione all’ignoranza “logica” di alcuni cognomi ci affascini molto, non si può sottacere che la verità risieda, probabilmente, nella differente difficoltà che, da sessione a sessione, avevano i test somministrati ai concorrenti.

La domanda, infatti, sorge spontanea: come è possibile che il 15 maggio a passare il test sia stato il 5,18 e il 12 maggio il 15,64?!?!

L’unica spiegazione valida è proprio che i tanto sbandierati test di logica presentino coefficienti di difficoltà talmente diversi da provocare, nei fatti, una insopportabile (e illegittima) disparità di trattamento.

A tal proposito, sommessamente si segnala che esiste un principio valido per tutti concorsi pubblici denominabile “unicità del concorso con decentramento dello svolgimento delle prove”.

Secondo quanto previsto dal comma 3 dell’art. 35 del D.Lgs 165/2001 “le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni si conformano al principio di decentramento delle procedure di reclutamento”.

In ottemperanza a quanto disposto dal legislatore, il Ministero della funzione pubblica, con due recenti circolari, ha ordinato alle Amministrazioni di predisporre diverse sedi locali in cui espletare i concorsi al fine di garantire la massima partecipazione dei candidati e la contestualità della prova.

Pertanto, le amministrazioni pubbliche dovrebbero stabilire una data unica in cui svolgere la prova di concorso e stabilire le sedi decentrate (in caso di numeri elevati di partecipanti) in cui svolgere la procedura (ad esempio come avviene negli ultimi anni per i test di accesso a medicina).

Gli Enti che bandiscono i concorsi (e quindi anche l’Agenzia delle entrate) sono obbligati al rispetto della prova unica potendosi discostare da tale obbligo soltanto in caso di esigenze particolari adeguatamente motivate.

L’Agenzia delle entrate, senza un’adeguata istruttoria motivazionale sul punto, ha deciso di differenziare i giorni di prova con consequenziale lesione della par condicio dei candidati.

L’avere suddiviso la prova in diversi giorni ha, di fatto, comportato una disparità di trattamento a causa della diversa difficoltà dei compiti somministrati ai candidati.

Predisporre una prova unica (anche se decentrata) avrebbe risolto ogni problematica relativa alla diversità dei test somministrati (che sarebbero stati per tutti uguali) ed evitato ogni polemica da parte dei candidati che hanno svolto la prova il primo giorno (allo scuro della tipologia di quiz).

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Ecco la statistica sui candidati idonei della regione Lombardia

10/12/2015

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