Home Abilitazione Forense Esame avvocato e difetto di motivazione: non rispettato il principio di trasparenza

Esame avvocato e difetto di motivazione: non rispettato il principio di trasparenza

Quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, ad essere compromessa è stata anche l’uniformità della procedura di correzione degli elaborati scritti dell’esame avvocato 2020. E infatti, diverse commissioni d’esame hanno proceduto alla correzione da remoto mentre in altri casi, e con una tempistica eccessivamente ridotta, la procedura è avvenuta dal vivo.

Tale modus operandi ha finito con il danneggiare pesantemente decine di migliaia di giovani italiani che, dopo ben 8 mesi di attesa (le prove scritte si erano svolte infatti a dicembre 2019), hanno ricevuto una valutazione negativa dei loro elaborati priva di una pur minima motivazione.

Infatti, nonostante i principi di trasparenza che dovrebbero uniformare tutte le procedure selettive, l’esame d’abilitazione forense non prevede un obbligo di motivazione. 

Invero, il cosiddetto principio di “trasparenza” dovrebbe caratterizzare ogni scelta adottata dalla Pubblica Amministrazione, anche in tema di concorsi pubblici. Anche l’esame di abilitazione forense, in quanto concorso, dovrebbe dunque rispettare questa regola basilare.

I praticanti avvocati “bocciati” alla prova scritta, invece, non possono conoscere le ragioni poste alla base del giudizio di insufficienza. A dire il vero la legge di riforma 247/2012 prevede un vero e proprio obbligo per le commissioni esaminatrici di motivare in maniera dettagliata i giudizi di esclusione, peccato che tale normativa, seppure adottata appunto nel 2012 non sia ancora entrata in vigore per le sue parti cosiddette “innovative”.

Nell’ambito della nostra azione legale, rileveremo come questa circostanza sia in grado di violare i principi costituzionali che fondano il nostro sistema giuridico nonchè la direttiva comunitaria 958/2018 che regolamenta gli esami di accesso alle professioni con titolo abilitante.

Chi sbaglia ha dunque il diritto di sapere dove ha sbagliato. Questa è una prerogativa irrinunciabile che si traduce nel cosiddetto diritto di conoscere l’iter logico giuridico che ha indotto la Commissione ad adottare un determinato giudizio.

Chiederemo dunque ai Giudici del Consiglio di Stato di ammettere i nostri ricorrenti a sostenere la prova orale o, in subordine, a riconoscergli il diritto di vedere ricorretti i loro compiti da una commissione terza ed imparziale che avrà l’obbligo di inserire un giudizio scritto ed esteso sulla bontà degli elaborati.

Tutela i tuoi diritti! Clicca qui e aderisci al ricorso: cambiamo insieme l’esame!

Hai tempo fino al 10 ottobre. Per comunicare con il nostro staff legale invia una mail a info@leonefell.com

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