La tassa etica per content creator è oggi una questione fiscale sempre più attuale. Per chi lavora su piattaforme digitali internazionali, ricevere un avviso di accertamento può significare dover affrontare pretese economiche molto rilevanti, sanzioni elevate e un quadro normativo ancora incerto.
La telefonata che cambia tutto
Ci sono momenti in cui una busta del fisco cambia radicalmente il modo in cui una persona guarda al proprio lavoro. È quello che è accaduto alla giovane cliente che si è rivolta allo Studio Legale Leone Fell dopo aver ricevuto due avvisi di accertamento dall’Agenzia delle Entrate, relativi rispettivamente agli anni d’imposta 2021 e 2022.
La cliente, una content creator che nei due anni oggetto di controllo aveva operato in regime forfettario producendo contenuti su piattaforme digitali internazionali, si trovava di fronte a richieste economiche significative. A rendere la situazione ancora più delicata era la contestazione di un istituto fiscale poco conosciuto al grande pubblico: la cosiddetta “tassa etica”.
Tassa etica e content creator: il contesto dell’indagine della Guardia di Finanza
I due accertamenti traggono origine da un’attività ispettiva condotta dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una più ampia operazione di contrasto all’evasione fiscale nel settore della digital creator economy. L’operazione ha riguardato numerosi soggetti che, tra il 2021 e il 2022, avevano percepito compensi tramite piattaforme internazionali di contenuti digitali senza averli correttamente dichiarati al fisco italiano.
Nel caso specifico, erano emersi compensi percepiti dalla cliente attraverso due note piattaforme digitali, non dichiarati per l’anno 2021 e solo parzialmente dichiarati per il 2022. L’Ufficio ha ricostruito i ricavi complessivi, ha identificato il regime forfettario come regime fiscale naturale della contribuente e ha quindi proceduto al calcolo delle imposte dovute.
Fin qui, si potrebbe dire, si tratta di una vicenda di ordinaria regolarizzazione fiscale. Ciò che rende il caso peculiare — e di grande interesse per tutte le content creator che producono contenuti a sfondo erotico — è l’applicazione della tassa etica.
Per un quadro più ampio sul tema delle verifiche fiscali e delle strategie difensive, si veda anche questo approfondimento sulla tassa etica, sugli accertamenti e sulla difesa legale.
Cos’è la tassa etica
La tassa etica è un’imposta sostitutiva prevista dall’art. 1, comma 466, della Legge n. 266/2005. Si tratta di un’addizionale del 25% applicata sui redditi derivanti dalla produzione e diffusione di materiale pornografico o di contenuto sessualmente esplicito. Il testo normativo di riferimento può essere consultato anche su Normattiva.
Nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ha applicato questa imposta calcolandola sull’intero reddito forfettario imponibile della cliente. Ha quindi incluso tutte le tipologie di ricavo rilevate sulle piattaforme, senza distinguere tra contenuti espliciti e non espliciti.
La tassa etica è un’aliquota aggiuntiva del 25% che si somma all’imposta sostitutiva ordinaria del regime forfettario.
Viene applicata quando i compensi percepiti sono ritenuti riconducibili, anche solo in parte, alla produzione o diffusione di materiale pornografico.
La corretta perimetrazione della base imponibile è una delle questioni centrali nella difesa di chi subisce questo tipo di accertamento.
Tassa etica per content creator in regime forfettario
Il tema della tassa etica per content creator in regime forfettario è diventato ancora più rilevante dopo la risposta a interpello n. 285/2025 dell’Agenzia delle Entrate, che ha chiarito l’applicabilità dell’addizionale anche ai contribuenti forfettari in presenza dei relativi presupposti. La risposta ufficiale è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
La posizione della cliente e le memorie già presentate
Prima ancora di rivolgersi allo Studio, la cliente aveva già tentato in autonomia di opporsi ad alcune contestazioni, presentando memorie all’Agenzia delle Entrate, senza ottenere lo sperato annullamento degli atti impositivi.
In particolare, uno dei principali argomenti sostenuti dalla contribuente si focalizzava sulla base imponibile della tassa etica. Aveva sostenuto che l’imposta dovesse applicarsi esclusivamente ai compensi direttamente riconducibili alla produzione di contenuti espliciti, e non all’intero fatturato delle piattaforme, che includeva introiti da abbonamenti al canale e mance non correlati a contenuti pornografici.
Su questo punto, tuttavia, l’Ufficio non aveva accolto le osservazioni. Aveva ritenuto che la cliente non avesse dimostrato in modo sufficientemente documentato la distinzione tra le diverse tipologie di ricavo.
È proprio su questo aspetto — la corretta perimetrazione della base imponibile della tassa etica — che si concentra il cuore del lavoro dello Studio.
L’accertamento con adesione come prima strategia difensiva
Alla luce dell’analisi degli atti e del merito della questione, lo Studio Legale Leone Fell ha consigliato alla cliente di non accettare passivamente le somme richieste. Ha inoltre sconsigliato di procedere immediatamente al pagamento in definizione agevolata. La scelta è stata quindi quella di attivare la cd. procedura di accertamento con adesione.
L’accertamento con adesione consente al contribuente di instaurare un contraddittorio diretto con l’Ufficio. In quella sede è possibile portare documentazione aggiuntiva, spiegazioni e argomenti giuridici utili a una ridefinizione concordata della pretesa tributaria. In caso di accordo, le sanzioni vengono ridotte a un terzo.
Questa scelta si è rivelata particolarmente appropriata nel caso in esame per una ragione precisa. La questione della base imponibile della tassa etica è ancora giuridicamente aperta. La norma del 2005 non definisce con precisione quali tipologie di contenuto e di ricavo siano riconducibili alla nozione di “materiale pornografico”. Inoltre, non esiste ancora una giurisprudenza consolidata sull’applicazione dell’istituto alle nuove forme di digital content creation.
Il supporto dello Studio: accompagnare, non solo rappresentare
Uno degli aspetti che più ha caratterizzato il rapporto con la cliente è stata la modalità di affiancamento offerta dallo Studio, che non si è limitata alla sola dimensione tecnica e processuale.
I professionisti dello Studio Leone Fell hanno dedicato tempo all’ascolto della situazione personale della cliente. Si trattava di una giovane donna che, in buona fede, aveva svolto un’attività in un settore normativo ancora poco regolato, senza essere consapevole di tutte le implicazioni fiscali. La comprensione del contesto umano è stata essenziale per costruire una strategia difensiva credibile e per supportarla nella raccolta della documentazione necessaria.
In vista del contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, lo Studio ha lavorato su più fronti:
- analisi della normativa sulla tassa etica e dei suoi presupposti applicativi, alla ricerca di appigli interpretativi utili alla difesa;
- ricostruzione documentale dei ricavi dalle piattaforme, per tentare di distinguere le diverse fonti di entrata (abbonamenti, mance, messaggi privati, contenuti espliciti) e supportare la tesi della base imponibile ridotta;
- predisposizione dell’istanza di accertamento con adesione e preparazione degli argomenti da portare al tavolo del contraddittorio;
- assistenza e supporto informativo nei colloqui con la cliente, per aiutarla a comprendere ogni passaggio della procedura e a prendere decisioni consapevoli.
Tassa etica e content creator: chi è a rischio
Il caso descritto non è isolato. L’operazione della Guardia di Finanza che ha originato questi accertamenti ha riguardato una pluralità di soggetti e si inserisce in un trend nazionale di maggiore attenzione fiscale verso i guadagni delle piattaforme digitali internazionali.
È importante che le content creator — in particolare coloro che producono contenuti su piattaforme come OnlyFans, Fansly e simili — siano consapevoli di alcuni aspetti fondamentali.
Chi è a rischio?
Qualunque persona che abbia percepito compensi da piattaforme digitali per contenuti a sfondo erotico o sessualmente esplicito, senza averli dichiarati o avendoli dichiarati solo parzialmente, è potenzialmente esposta sia all’imposta sostitutiva ordinaria sia alla tassa etica.
Quando scatta la tassa etica?
L’Agenzia delle Entrate applica questa imposta del 25% ogniqualvolta ritiene che i compensi percepiti derivino, anche solo in parte, dalla produzione o diffusione di materiale pornografico. La distinzione tra contenuti espliciti e non espliciti, così come la corretta perimetrazione della base imponibile, sono questioni ancora dibattute e richiedono una difesa tecnica adeguata.
Le sanzioni possono essere molto pesanti
In assenza di dichiarazione, cioè in caso di omessa dichiarazione, la sanzione è dal 120% al 240% dell’imposta, con un minimo di legge. In caso di dichiarazione infedele, cioè quando i redditi indicati sono inferiori al reale, la sanzione va dal 90% al 180% della maggiore imposta. Queste percentuali si applicano già all’imposta ordinaria, ma possono sommarsi anche alla tassa etica.
Le opzioni disponibili: cosa può fare una content creator
Se hai ricevuto un avviso di accertamento che include la tassa etica — o se temi di poterne ricevere uno — esistono diverse strade percorribili. Ognuna presenta caratteristiche, costi e opportunità differenti.
Definizione agevolata dell’accertamento
È la strada più rapida. Si paga quanto richiesto, con le sanzioni ridotte a un terzo, entro i termini per il ricorso, senza contestare nulla. È la soluzione giusta solo se l’accertamento è corretto e non ci sono margini di contestazione. In caso contrario, rischia di trasformarsi in un’accettazione prematura di somme non dovute.
Accertamento con adesione
È la via del dialogo. Si presenta istanza entro 15 giorni dalla notifica dell’avviso, con sospensione del termine per il ricorso per 30 giorni; si incontra l’Ufficio e si tenta di ridefinire la pretesa tributaria. È la strada consigliata quando esistono argomenti validi — come nel caso della base imponibile della tassa etica — che possono portare a una riduzione dell’importo contestato. Le sanzioni, in caso di accordo, scendono a un terzo.
Ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria
È la via giudiziale. Entro 60 giorni dalla notifica si impugna l’avviso davanti al giudice tributario. È la strada da percorrere quando si ritiene che l’accertamento sia illegittimo o fondato su basi giuridicamente contestabili, e si è disposti ad affrontare un contenzioso.
Istanza di autotutela
Può essere presentata in qualsiasi momento per chiedere all’Agenzia di riconsiderare il proprio atto. Non sospende i termini, ma può essere utile in parallelo ad altre azioni.
I servizi dello Studio Legale Leone Fell per content creator
Lo Studio Legale Leone Fell offre un’assistenza specifica e dedicata a content creator che si trovano a dover affrontare contestazioni fiscali legate alla tassa etica o, più in generale, alla propria attività sulle piattaforme digitali.
In concreto, lo Studio è in grado di:
- analizzare gli avvisi di accertamento ricevuti e valutare la correttezza delle pretese dell’Agenzia delle Entrate, con particolare attenzione alla determinazione della base imponibile della tassa etica;
- assistere nel contraddittorio con l’Ufficio nell’ambito dell’accertamento con adesione, preparando gli argomenti difensivi e la documentazione a supporto;
- rappresentare il contribuente nel ricorso tributario, qualora si ritenga che la via giudiziale sia più appropriata;
- fornire consulenza preventiva alle content creator che intendono svolgere la propria attività in modo fiscalmente corretto fin dall’inizio, evitando di incorrere nelle problematiche descritte in questo articolo.
Tassa etica: i profili costituzionali e la collaborazione con i Radicali Italiani
L’impegno dello Studio Legale Leone Fell non si esaurisce nell’assistenza ai singoli casi. Lo Studio è infatti attivamente coinvolto, in collaborazione con i Radicali Italiani, in una battaglia di più ampio respiro: ottenere l’abolizione della tassa etica dall’ordinamento giuridico italiano.
Si tratta di un obiettivo che non riguarda soltanto l’equità fiscale. Coinvolge anche profili di legittimità costituzionale che non possono essere ignorati.
Il principio di uguaglianza tributaria
La tassa etica, nella sua struttura e nella sua applicazione concreta, presenta molteplici profili di incompatibilità con la Costituzione. In primo luogo, può porsi in contrasto con il principio di uguaglianza tributaria sancito dall’art. 3 Cost., poiché introduce un trattamento fiscale deteriore fondato non sulla capacità contributiva del soggetto, ma sulla natura dell’attività svolta.
Due contribuenti con identico reddito possono essere assoggettati a un’imposizione radicalmente diversa. Ciò avviene in ragione di un giudizio di valore del legislatore sul contenuto della loro produzione. Questo profilo appare difficilmente compatibile con il criterio di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost.
Libertà di espressione e iniziativa economica
Vi è poi il tema della libertà di espressione e di iniziativa economica. Applicare un’aliquota fiscale maggiorata a chi produce determinati contenuti — contenuti che, va ricordato, non sono vietati dall’ordinamento italiano — equivale a introdurre per via fiscale una forma di penalizzazione di attività lecite.
La Costituzione, agli artt. 21 e 41, garantisce la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di iniziativa economica privata. Entrambe possono risultare compresse da un tributo che sanziona, nei fatti, la scelta di operare in un determinato settore.
L’indeterminatezza della norma
Infine, l’indeterminatezza della fattispecie merita particolare attenzione. La norma non definisce con sufficiente precisione cosa debba intendersi per “materiale pornografico” ai fini fiscali. Questo può produrre effetti discriminatori nella sua applicazione pratica, affidando all’amministrazione finanziaria un potere discrezionale eccessivo.
Anche questo è un profilo rilevante in relazione al principio di riserva di legge in materia tributaria di cui all’art. 23 Cost.
Lo Studio Legale Leone Fell e i Radicali Italiani stanno lavorando insieme per portare all’attenzione delle sedi competenti l’illegittimità costituzionale della tassa etica, con l’obiettivo di ottenerne l’abolizione dall’ordinamento.
Chi subisce questa tassa oggi non è soltanto una contribuente in difficoltà. È parte di una questione di principio che riguarda i diritti di tutti.
Una riflessione finale sulla tassa etica per content creator
La vicenda descritta in questo articolo mette in luce quanto il diritto tributario italiano stia faticando ad adeguarsi alla velocità con cui evolvono le forme di lavoro digitale. La tassa etica è una norma del 2005 — concepita in un’epoca in cui OnlyFans non esisteva e il concetto di digital creator era ancora lontano — che viene oggi applicata a realtà profondamente diverse da quelle che il legislatore aveva immaginato.
Questo non significa che le content creator possano o debbano ignorare i propri obblighi fiscali. Significa, però, che in un terreno normativo così incerto avere al proprio fianco professionisti competenti e aggiornati non è un lusso, ma una necessità.
Lo Studio Legale Leone Fell è a disposizione per un primo colloquio conoscitivo con tutte le content creator che desiderino comprendere la propria situazione fiscale o che abbiano già ricevuto comunicazioni dall’Agenzia delle Entrate.
02/04/2026








