Home Abilitazione Forense Esame avvocato, Aipavv: “L’esame va riformato. Pronti a scendere in piazza!”

Esame avvocato, Aipavv: “L’esame va riformato. Pronti a scendere in piazza!”

aipavvDopo aver puntato i riflettori sull’esame d’abilitazione forense, l’Aipavv, l’Associazione italiana avvocati ha scritto una lettera aperta al ministro Bonafede per chiedere un incontro e discutere insieme delle criticità dell’esame. Una prova davvero anacronistica, complessa e che viola i principi costituzionali, europei e della Cedu. Ne abbiamo parlato con Artan Xhepa, presidente dell’Aipavv.

–          Con il ricorso al Presidente della Repubblica, cosa contestate dell’esame di abilitazione forense?
“Il ricorso non tutelerà solo i non ammessi alla prova orale dell’esame di abilitazione 2019, ma potrà comportare risultati considerevoli anche per i futuri candidati che si accingeranno a entrare nel mondo della professione legale. Se il ricorso andrà a buon fine, il Parlamento, infatti, dovrà operare un ripensamento significativo riguardo lo svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione forense, perché è chiaro a tutti che l’esame, così come strutturato, non rispetta i principi di legalità e trasparenza”.

–          Un praticante, oggi, come può tutelare i propri diritti?
Noi praticanti non abbiamo nessuno che ci tutela, infatti, dopo la laurea in giurisprudenza e il tirocinio gratuito di 18 mesi, nessuno pensa più a noi. Ogni anno ci sono circa 15 mila bocciati su 20 mila partecipanti e nessuno si preoccupa, nessuno si chiede il perché, nemmeno il CNF che dovrebbe invece porsi il problema. Ci sentiamo abbandonati e presi in giro da un esame di Stato che è tutto tranne meritocratico e in grado di selezionare i migliori.

Siamo stanchi di sentirci dire “non ammesso”, dopo aver studiato per 10 anni, in un esame per niente trasparente, dove per altro le commissioni che giudicano i nostri compiti sono composte per la maggioranza da avvocati che esercitano la professione e quindi in conflitto di interesse diretto”.

–          Nei giorni scorsi avete fatto richiesta di incontro con il Ministro Bonafede; qualora non dovesse dar seguito alla vostra istanza, quali azioni avete in programma?
“Noi abbiamo chiesto al Ministro un incontro per discutere delle problematiche relative all’esame di abilitazione e soprattutto dell’attuale situazione emergenziale. Non si possono garantire le misure di distanziamento se migliaia di candidati per tre giorni consecutivi vengono assembrati in un luogo chiuso per sette ore consecutive. È un rischio molto elevato. Nel caso il Ministro non dovesse incontrarci, abbiamo già deciso di scendere in piazza più volte per far sentire la nostra voce e le nostre ragioni. La prima protesta sarà il 17 settembre. Ne seguiranno altre soprattutto nel caso in cui il bando non dovesse rispecchiare le nostre aspettative. Non ci fermeremo, andremo fino in fondo a questa storia, anche al punto di fondare un movimento politico, visto che la politica non ci ascolta. Abbiamo un progetto di legge che presto depositeremo in Cassazione per poi raccogliere le 50 mila firme necessarie per farlo approdare in parlamento”.

Rigraziamo il presidente dell’Aipavv per il contributo. Ribadiamo che, per superare questo enorme (e ingiusto) ostacolo all’accesso alla professione, insieme all’Associazione Italiana praticanti avvocati, il nostro Studio legale ha proposto un ricorso collettivo volto a stravolgere il quadro normativo che disciplina l’abilitazione forense.

Tutela i tuoi diritti! Clicca qui e aderisci al ricorso: cambiamo insieme l’esame!

Hai tempo fino al 30 settembre. Per comunicare con il nostro staff legale invia una mail a info@leonefell.com

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