Home diritto penale Facebook: come difendersi da un fake molesto.

Facebook: come difendersi da un fake molesto.

imagesDa quando i social media sono diventati uno dei principali strumenti di comunicazione, la Cassazione è ferma nel ritenere che la pubblicazione di un post offensivo integra la fattispecie del reato di diffamazione aggravata, come se  fosse commessa a mezzo stampa

Ma cosa fare se l’utente del web si nasconde attraverso la creazione di un falso profilo Facebook?

Fermo restando che le regole che ogni utente deve accettare al momento dell’attivazione del proprio profilo personale vietano espressamente di utilizzare dati ed informazioni non corrispondenti al vero, bisogna precisare che la mera creazione di account falsi sui social network, non è – in sé – penalmente rilevante.

Il discorso cambia, però, se il profilo fasullo viene adoperato per insultare qualcuno o per diffondere frasi offensive. In questi casi, infatti, gli espedienti utilizzati per camuffare la propria identità integrano il delitto di sostituzione di persona previsto dall’art. 494 c.p., secondo il quale «Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno» (cfr. Cass., sent. n. 9391/14.)

facebook-fake-profilePer difendersi l’utente del web ha due alternative. O denunciare il fatto alla Polizia postale con un esposto o sporgere una querela.

Nel primo caso non c’è bisogno di ricorrere a formule particolari: l’esposto consiste in una segnalazione che il cittadino fa all’autorità giudiziaria per sottoporre alla sua attenzione fatti di cui ha notizia affinché valuti se ricorre un’ipotesi di reato. La segnalazione può essere personalmente dal cittadino, anche on-line (clicca qui).

La querela, invece consiste in un atto con cui si dichiara di essere stati vittima di un reato e si chiede all’autorità giudiziaria di punire il colpevole. Una volta proposta, qualora si preferisca evitare conseguenze penali al querelato, la querela può comunque essere ritirata.

In entrambi i casi è bene fare uno “screenshot” del post reputato offensivo e prendere nota dell’identificativo IP legato al finto account.

Come fare è presto detto. Basta entrare nel profilo da “identificare” e cliccare sul tasto con i tre puntini accanto a quello con scritto “Messaggi”. Si aprirà un menu a tendina. Bisogna quindi portare il cursore – ma facendo attenzione a non selezionare l’opzione – sulla voce “Segnala”. Sulla barra di stato del browser (quella in basso) una serie di caratteri alfanumerici (generalmente comincia con 1000…): quello è il codice da annotare.

Articolo a cura dell’Avv. Andrea Merlo

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