Home attualità e cronaca Nella Fossa dei Leoni: la Classifica settimanale delle ingiustizie

Nella Fossa dei Leoni: la Classifica settimanale delle ingiustizie

 

Domenica scorsa il primo appuntamento con “la Fossa dei Leoni” è stata un successo… non mi riferisco alle visualizzazioni (più di quante sperassimo) ma alle risate che tale rubrica un po’ trash, meno cull (translate cool) e molto hard sembra aver scatenato nel popolo italico…                                  Tutti a chiedere “domenica prossima pure, domenica prossima pure!”.

Bene, è domenica ed eccoci qua!

Al via la Classifica delle ingiustizie italiane della settimana!

sicilia divisa3) Il Pilone sulla Palermo – Catania

Si è scritto molto sul crollo del viadotto Himera e tante sono state le reazioni “stupite e vibranti” che si sono raccolte intorno a questo caso!

La Sicilia spaccata in due! Finalmente la repubblica autonoma di Catania divisa dall’establishment della capitale panormita. “Che sia Arancino e non arancina!” (come viene chiamato a Palermo il classico timballino di riso siculo), gridava lo scorso Aprile il tribuno della plebe catanese brandendo il nuovo vessillo munito di zanne  “Liotrine”. Dal crollo del pilone, infatti, è stato un susseguirsi di dichiarazioni di indipendenza e video interviste di Salvini.  Nel giro di pochi giorni le truppe rosso blu hanno eretto avamposti e roccaforti lungo la linea “Cinquearchi”, hanno guadagnato territorio spingendosi ai confini con le petralie e, vivendo una nemesi simile ai battaglieri dell’isis, si sono messi a tagliare le gole… quelle dei capretti dei pastori madoniti. Se l’Indipendence Day in america si festeggia con il tacchino, perché l’indipendenza catanese non deve essere festeggiata con l’arrustuta di agnello? Il nuovo stato indipendente catanese ha chiuso anche le frontiere… Qualsiasi possibilità di sfondamento della linea nemica è venuta meno…

I più ardimentosi provano ad arrampicarsi per le valli delle Madonie sotto la guida di esperti sherpa, altri sfruttano il corridoio umanitario reso fruibile dal treno (ribattezzato dagli organizzatore “carry di animal”) della neonata “Croce Rossa Pendolare”. Rianair e Alitalia, dopo studi di fattibilità, hanno abbandonato l’idea di un ponte aereo: troppo difficile passare indenni dalle batterie di missili ricotta-aria degli indipendentisti catanesi. E ora che fare? Il governo nazionale non è stato con le mani in mano e, dopo qualche giorno di riflessione strategica, ha preso l’ineluttabile decisione di riconquistare il territorio sottratto, abbattere le guardie della rivoluzione rosso-blu e ristabilire i collegamenti sull’isola! Il maresciallo Del Rio, visitando i luoghi, ha detto: “l’Italia è un grande paese, e siccome è proprio grande ci vuole una grande opera! Abbatteremo anche il ponte rimasto in piedi che, se anche è ancora buono, non ce ne facciamo nulla… Costruiremo un unico viadotto che collegherà Mondello alla Playa, faremo della Sicilia una nuova El Dorado del turismo e, perché no, riporteremo la Fiat a Termini Imprese!”. E giù con gli applausi… ci vorranno, secondo le stime più ottimistiche, 237 anni e 1234232 miliardi per ultimare i lavori. Fortunatamente, Marchionne si è reso disponibile a fare da General Contractor con la promessa che, una volta inaugurata l’avvenieristica arteria di collegamento, non solo la Fiat riaprirà ma, magari, anche la Formula 1 sbarcherà sull’isola…almeno così tutti i nostalgici della Targa Florio dovranno finirla di rompere i cabassisi con la storia delle gare che furono…

pallone_pistola2) La promozione della Società Sportiva ‘Ndrangheta

E’ successo l’impensabile: la squadra dilettantistica “SS ‘ndrangheta” ha vinto il campionato  della serie “calcio scommesse”! Con una squadra inizialmente non attrezzata – ma per fortuna piena di entusiasmo – la compagine calabra ha conquistato punto su punto la meritata promozione. Sconfitti Malagò e Tavecchio. Quest’ultimo, riconoscendo suo malgrado il successo della novella promossa, ha affermato: “dopo il Carpi e il Frosinone ben vengano i Calabresi.. a me non piacciono quelli che mangiano le banane, mica i ghiotti di Nduja” . A Catanzaro preparano i festeggiamenti: si attende solo il ritorno dall’Aspromonte dei magnifici 11. La Procura della Repubblica ha affermato “ è da tanti anni che li stavamo cercando… ora finalmente possiamo fargli la festa!”. Anche gli investitori esteri sembra che siano interessati a scommettere su questa nuova realtà: dall’est Europa i petrorubli potrebbero non arrivare più in Premier ma virare sulle assolate coste della Calabria. La Regione ha già pronto un nuovo spot per promuovere il turismo oltre gli Urali: “Nduja, Amore e Fantasia”.  Insomma, che la torcida al peperoncino abbia inizio…l’importante è puntare bene le proprie fiches!

caponnetto-falcone-borsellino-31) La Strage di Capaci e lo scippo dei sorrisi

23 Maggio 1992, telegiornali come trombe dell’Aida “Edizione straordinario: attentato a Giovanni Falcone. Insieme a lui sono rimaste vittime sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro!”. Tutti ricordiamo quello che è successo… o almeno tutti conoscono la storia di Falcone e del pool antimafia di Palermo. Tutti sanno quello che è accaduto dopo: la “Primavera Siciliana”, la ribellione di un popolo allo stragismo corleonese, l’arresto di Riina e dei più pericolosi latitanti in circolazione…pardon, ad esclusione di Provenzano: per lui si dovrà attendere il 2006. La politica, dopo aver preso le sberle (in senso fisico del termine) in piazza San Domenico, da lì a poco sarebbe stata rottamata (termine in auge tutt’oggi) dal popolo siculo prima ancora che da Tonino Di Pietro. Una strage, insomma, che ci voleva! Senza di essa, forse, tutto sarebbe rimasto “così com’è” nell’inconfutabile affresco di gattopardiana matrice.

Quello che la strage di Capaci ci ha rubato, però, è molto più di quanto ci ha donato…

Ci ha rubato le tensioni morali delle quali solo Falcone sapeva essere interprete. Ci ha rubato la convinzione che “se non sei ammiscato (invischiato, coinvolto) non ti può capitare nulla”. Ci ha rubato la democrazia, perché quello che è accaduto nei due anni successivi è stata una rivoluzione sociale che ha avuto, a volte, il retrogusto dei “colpi di mano”. Ma soprattutto ci ha scippato dei sorrisi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Paolo Borsellino, esorcizzando la probabile fine che, di li a poco, sia Falcone che egli stesso avrebbero fatto, un giorno disse all’amico di sempre. “Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: “Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

Ecco, questa è la ingiustizia più grande che abbiamo subito: essere privati dalla mafia di “teste di minchia” come Falcone e Borsellino…gente capace di combattere “cosa nostra” sorridendo e strappando i sorrisi di un popolo ancora inconsapevole.

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