Risarcimento precari PA, al via il ricorso

Risarcimento precari PA, al via il ricorso
Pubblico Impiego e precariato: un fenomeno allarmante
Gli ultimi anni sono stati, per moltissimi lavoratori presso le pubbliche amministrazioni, anni pieni di incertezze. Molti si sono ritrovati a vivere alla giornata, accettando tutto ciò che gli venisse proposto, spinti dalla inevitabile esigenza di avere un impiego.
precariTale situazione è stata causata dai vari limiti assunzionali imposti alle amministrazioni che, per rispettare i vincoli di bilancio imposti a livello locale, nazionale e comunitario, non hanno potuto procedere con l’assunzione di personale a tempo indeterminato, nonostante l’esigenza di rinforzare gli organici di moltissime pubbliche amministrazione sia percepibile da chiunque.

Pubblico impiego: la normativa vigente

La normativa attualmente vigente, infatti, prevede l’impossibilità di prorogare i contratti a tempo determinato oltre le 36 mensilità di servizio e la contestuale impossibilità di conversione automatica in contratti a tempo indeterminato per i contratti di lavoro a tempo determinato che valichino tale limite. Sono, inoltre, previsti dei limiti quantitativi alla possibilità di stipulare contratti a tempo determinato, essendo imposto il limite massimo del 20% del personale assumibile con contratto a tempo determinato.

In questo quadro normativo le Amministrazioni hanno però trovato un modo per aggirare questi ostacoli.
I limiti sopra descritti, infatti, non si applicano per peculiari rapporti a tempo determinato, giustificati da peculiari esigenze di urgenza, come per esempio i contratti per sostituzione e aspettativa.
Ad oggi, pertanto, nel nostro paese vi sono migliaia di precari, molti dei quali con rapporti che vanno avanti da ben più dei 36 mesi massimi imposti alle Amministrazioni.

Stabilizzazione precari: risarcimento del danno per violazione comunitaria

A differenza di quanto previsto per il settore privato, nel pubblico impiego non è prevista la possibilità di conversione automatica in contratti a tempo indeterminato di quei rapporti a tempo determinato che abbiano ecceduto le soglia massima dei 36 mesi di servizio.

Ciò in quanto l’art. 97 della nostra Carta Costituzionale prevede espressamente che l’accesso al Pubblico Impiego debba avvenire mediante concorso pubblico, il quale non avrebbe luogo nel caso in cui si procedesse ad una conversione automatica del rapporto.
Sul punto si è espressa anche la Corte di Giustizia Europea, la quale, pur avendo riconosciuto l’impossibilità di convertire questi rapporti, ha imposto al nostro paese l’adozione di misure utili ad evitare l’abuso di contratti a tempo determinato. Misure che devono avere una forza deterrente tale da spingere le Amministrazioni ad evitare i contratti a tempo determinato.
Ad individuare tale misura è stata la Suprema Corte di Cassazione che ha stabilito che il lavoratore, il cui contratto a tempo determinato sia stato prorogato oltre il limite dei 36 mesi, debba essere riconosciuto un risarcimento del danno, da quantificare in una misura che varia da un minimo di due mensilità e mezza ad un massimo di dodici mensilità, senza che lo stesso sia tenuto a provare il danno patito (cfr. articolo precedente)
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Approfondimento a cura del dott. Marco Cassata

14/10/2016

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