Una vita in un algoritmo (sbagliato). Insegnanti sulle barricate contro la «Buona Scuola»

Non si placa la protesta degli insegnanti siciliani contro i trasferimenti forzati al Nord e ieri mattina erano in centinaia al sit-in organizzato dinanzi alla Prefettura di Palermo. Una folla composta ma decisa a dar battaglia che, smessi per un giorno libri e registri, ha invaso la strada e ha bloccato il traffico

«Abbiamo lanciato un grido di allarme sociale e chiesto di sollecitare il Governo affinché venga rivista la mobilità con una graduatoria vera che tenga conto dei titoli e del merito» spiega Maria Pia Labita, animatrice del neonato Coordinamento SemiPrecari. L’obiettivo – prosegue l’insegnante dopo aver incontrato il prefetto di Palermo Antonella De Miro, accompagnata dall’avv. Maria Saia – è quello di «ottenere l’annullamento delle operazioni di mobilità   la creazione di una graduatoria unica del trasferimento per ambito territoriale provinciale che tenga conto, fatte salve le priorità della 104, del punteggio degli anni di servizio pre-ruolo e dei titoli di studio e specializzazione acquisiti».

Sul banco degli imputati l’algoritmo utilizzato dal Ministero per l’assegnazione dei posti. Non si contano infatti le segnalazioni di  trasferimenti che, alla luce del punteggio dei candidati, risultano inspiegabili. E se dagli uffici della Pubblica Istruzione  tengono a puntualizzare che  si tratta di errori «fisiologici», anche se la procedura fosse stata gestita in modo tradizionale,  resta il fatto che – ad oggi –  parecchi insegnanti con punteggi alti rischiano di cominciare il prossimo anno scolastico al Nord, mentre colleghi meno titolati  sono riusciti a ottenere un’assegnazione in Sicilia o, comunque, in  sedi meno distanti.

All’iniziativa di protesta questa mattina erano presenti anche gli avvocati Francesco Leone e Maria Saia, invitati dagli stessi insegnanti preoccupati per le drammatiche conseguenze che  questi trasferimenti  forzati potrebbero avere sulle loro vite private e familiari. Considerato che l’età media delle persone coinvolte dalle operazioni di mobilità supera i quarantacinque anni, molti si troverebbero dinnanzi alla necessità di separarsi dalle proprie famiglia, magari con figli piccoli o con genitori anziani da accudire.

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09/08/2016

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