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Quando è possibile monetizzare le ferie non godute nel pubblico impiego

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Sono in tanti i lavoratori pubblici che in questi giorni, piuttosto che godersi le ferie, sono obbligati a lavorare per far fronte a carenze organizzative. Vediamo in quali casi è possibile monetizzare le ferie non fruite.

Cliccando qui potrete scaricare un file contenente una tabella esplicativa con un elenco dettagliato di tutti i casi in cui il lavoratore del pubblico impiego ha diritto alla monetizzazione.

Oltre a tenere in considerazione queste previsioni è però utile sapere che la Corte Costituzionale riconosce il diritto alle ferie quale strumento finalizzato a reintegrare le energie psico-fisiche del lavoratore e a consentirgli lo svolgimento di attività ricreative e culturali, nell’ottica di un equilibrato «contemperamento delle esigenze dell’impresa e degli interessi del lavoratore».

Anche la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ha rafforzato i connotati di questo diritto fondamentale del lavoratore e ne ha ribadito la natura inderogabile, in quanto finalizzato a «una tutela efficace della sua sicurezza e della sua salute»; questo diritto sarebbe certamente violato se la cessazione dal servizio annullasse, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie qualora lo stesso diritto sia stato compromesso dalla malattia o comunque da altra causa che non possa essere imputabile al lavoratore.

In definitiva, per la Corte Costituzionale, seppur la questione di legittimità debba essere rigettata in presenza di una lettura costituzionalmente orientata della norma, il principio interpretativo che si ricava è quello per il quale nell’ambito del lavoro pubblico, le ferie, i riposi e i permessi vanno obbligatoriamente goduti secondo le previsioni dei rispettivi ordinamenti, e l’affermazione del legislatore per la quale si possano corrispondere «in nessun caso» trattamenti economici sostitutivi va correttamente interpretata secondo il principio dell’irrilevanza dell’imputabilità della causa al lavoratore.

La Corte Costituzionale ricorda che anche la prassi amministrativa e la magistratura contabile convergono nell’escludere dall’ambito applicativo del divieto le vicende estintive del rapporto di lavoro che non chiamino in causa la volontà del lavoratore e la capacità organizzativa del datore di lavoro.

La Corte Costituzionale indica inoltre i casi di esclusione della monetizzazione anche nella cessazione del rapporto di lavoro riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione), o a eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentano di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito al periodo di godimento delle ferie.

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