Ricorso 250 Funzionari della professionalità di servizio sociale

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Ricorso 250 Funzionari della professionalità di servizio sociale

Ricorso avverso la mancata ammissione alla prova scritta del concorso per 250 Funzionari della professionalità di servizio sociale.

Ricorso individuale domande errate: abbiamo verificato la presenza di alcune domande errate o fuorvianti. Per cui chi ha un punteggio limite può proporre ricorso.

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  • Ammissione dei ricorrenti alle prove scritte del concorso per coloro che hanno ottenuto un punteggio equivalente a 21/30.
    In particolare, chiunque abbia raggiunto il punteggio di 56/80 (cioè 21/30) dovrebbe avere accesso alla prova scritta.
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  • Tutti i partecipanti alla prova scritta che hanno ottenuto un punteggio equivalente a 21/30 (ovvero a 56/80)
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  • TAR del Lazio – Roma
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I moduli di adesione dovranno pervenire presso l’indirizzo dello studio legale entro il 23 settembre.

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  • collettivo
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  • 300,00 euro
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[vc_text_separator title=”DOMANDE ERRATE” color=”pink” style=”shadow” border_width=”2″]

Abbiamo verificato la presenza di più domande errate o fuorvianti.  L’annullamento di tali quesiti comporterebbe una variazione del punteggio. Per tale ragione, chi ha risposto in maniera errata o non ha risposto al quesito sopracitato e ha un punteggio limite può proporre ricorso individuale, in quanto la somma del punteggio relativo a queste domande potrebbe consentire al candidato di raggiungere un punteggio utile ai fini dell’ammissione alla prova orale.

Domande errate o fuorvianti:

  • Domanda n. 2231 della banca dati (corrispondente alla n. 2238) è ambigua e ingannevole. “Recita il punto 9 del codice deontologico a.s.: Nell’esercizio delle proprie funzioni la.s., consapevole delle proprie convinzioni e appartenenze personali, non esprime giudizi di valore sulle persone in base: A. Alle loro idee, B alla loro provenienza C ai loro comportamenti”. A parte il fatto che le risposte, come in molti casi, sono state invertite, comunque la risposta indicata come corretta è la C. Però posta così la domanda, con queste alternative, è ambigua: sembra che non si possano esprimere giudizi di valore solo sui comportamenti, mentre è ammesso farlo sull’appartenenza della persona e sulle sue idee. Peccato che l’art. 8 che precede dica esattamente il contrario e cioè che è vietata ogni discriminazione in base all’etnia, all’appartenenza anche culturale quindi alle idee e alla provenienza, al genere, ecc. Quindi porre queste alternative crea confusione e inganna sulla scelta.
  • Altra domanda ingannevole è la n. 2124 del database, (ovvero la n. 2131):  “Il punto 47 del c.d. (l’a s. Deve adoperarsi affinché le sue prestazioni professionali si compiano in termini di tempo adeguati a realizzare interventi qualificati ed efficaci, in un ambiente idoneo a tutelare la riservatezza dell’utente e del cliente) richiama una responsabilità che l’utente ha prioritariamente nei confronti:
    – A di colleghi e altri professionisti;
    – B della professione;
    – C dell’organizzazione del lavoro.
    La risposta indicata come corretta è la C, ma anche qui parliamo di una responsabilità ampia che non sembra potersi riferire esclusivamente all’organizzazione del lavoro ma che si estenda alla professione nella sua più ampia accezione. Comprendente quindi anche, in senso generale, l’organizzazione. Ma se l’a.s. svolge la libera professione e non è inserita in un’organizzazione, la sua responsabilità professionale richiamata dal citato articolo è esattamente la stessa. Perciò ponendo le due alternative B e C, può sembrare prioritaria la B.
  • Infine la domanda n. 2541 del database (che corrisponde alla n. 2551): “Quale atteggiamento assegna attributi alle persone appartenenti ad una determinata categoria sociale? A positivismo B pregiudizio C stereotipizzazione”. Anche qui rispetto al database le risposte A e C sono invertite (viene considerata esatta la C che invece nel database era la A). Ma la risposta non è comunque corretta. Infatti: “l’atteggiamento che assegna attributi” è da intendersi come “la tendenza a rispondere immediatamente in modo favorevole o sfavorevole a un oggetto o classe di oggetti (Oskamp 1977). Il pregiudizio è l’attitudine a reagire in modo favorevole o sfavorevole nei confronti di uno o più soggetti, esclusivamente sulla base dell’appartenenza di questi  ad una determinata classe o categoria. Mentre il pregiudizio è un atteggiamento (quindi la risposta esatta è B e non C come loro indicano), lo stereotipo è un concetto astratto, schematico, condiviso, al fine di schematizzare e ridurre le informazioni. La stereotipizzazione ha un ruolo analogo alla categorizzazione, può contribuire a formare pregiudizi Fonte: manuale di preparazione al concorso 250 a.s. ministero giustizia ed. Simone 2018 pagg. 111-114). La formulazione corretta della domanda, assumendo la risposta C come giusta, poteva essere “qual è un possibile precursore del’insorgere di atteggiamenti che assegnano attributi a persone che occupano una determinata categoria sociale?”. Risposta: la stereotipizzazione. Ma se si chiede qual è “l’atteggiamento” si parla di pregiudizio, quindi risposta B.
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  • individualeChi aderisce al ricorso individuale per le domande errate, avrà anche, tra i motivi del ricorso, quello del punteggio (21/30).
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  • 1.500,00 euro
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